Il ricollocamento di gatti adulti

abyssinian cat

Capita, nei siti degli allevatori, di trovare una sezione dedicata agli “adulti in cerca di casa”. Nel gergo allevatoriale si chiama “ricollocamento di gatti adulti” o “rehoming” se ci piace l’inglese. Vediamo di cosa si tratta.

Una questione di numeri

Gli allevatori non sono accumulatori di gatti o meglio, non dovrebbero esserlo. Il vero allevatore, cioè quello che lo fa con il reale senso di cosa sia la selezione di una razza e di come si porti avanti, deve lavorare con un numero di soggetti tale da riuscire a realizzare degli effetti misurabili nel pool genetico. Per essere più pratici, questo significa che se voglio che i miei gatti abbiano le orecchie più “basse”, non basta che mi capiti ogni tanto una cucciolata con le orecchie “basse”: devo fare in modo che tutti i miei cuccioli o, più realisticamente, una alta percentuale dei miei cuccioli abbia le orecchie “basse” e che questi cuccioli, quando diventano genitori, riescano a passare questa caratteristica anche accoppiati con gatti di diversa estrazione. Se un allevatore riesce a fare questo, si dice che ha “fissato” quella caratteristica che desiderava e quindi “ha fatto selezione”.

Un risultato così non si ottiene per caso: ci vuole pazienza, si “prova e sbaglia” diverse volte, si devono testare gli accoppiamenti e vedere quali ottengono risultati migliori, si devono tenere i cuccioli dagli accoppiamenti giusti e proseguire con la seconda, la terza e la quarta generazione, e si deve sempre tenere in mente che magari a un certo punto ci si rende conto che la strada intrapresa non è quella giusta e quindi si deve ricominciare tutto d’accapo.

E per farlo, servono tanti gatti. Quanti? Teoricamente più di quelli che un allevatore può ragionevolmente tenere in casa. Ecco perché si creano i circuiti di collaborazione, una specie di “allevamento distribuito” dove allevatori singoli si impegnano per andare nella stessa direzione di selezione e per cercare di fare insieme quello che da singoli è impossibile fare.

Il gatto sta meglio sterilizzato che intero

In tutto questo bel discorso filosofico sulla selezione e su quello che idealmente dovrebbe essere, dobbiamo però fare i conti con quello che realmente succede in allevamento: le gatte non possono fare tante cucciolate e i calori a vuoto sono pericolosi per la loro salute. I maschi non possono stare anni a deperire alla ricerca di femmine che gli vengono sistematicamente negate. Succede che puntiamo tutto il nostro lavoro su una gatta che purtroppo deve essere sterilizzata prima del tempo per qualunque motivo. Oppure che i gatti in casa nostra iniziano a sviluppare un comportamento aggressivo o disturbato per via delle grandi sollecitazioni a cui sono sottoposti o, caso meno raro di quanto si pensi, un gatto non riesce a integrarsi nella vita di allevamento e diventa insofferente, sviluppa un carattere difficile e rende impossibile la serena convivenza.
Insomma, inutile negarlo: è molto meglio che i gatti siano sterilizzati o castrati appena possibile.

Come si concilia l’allevamento con le necessità tipiche del gatto?

Si cerca di tenere il livello di stress in allevamento più basso possibile, e una delle cose che vanno necessariamente fatte è quella di tenere sotto controllo il numero di gatti presenti in casa. Tutti noi allevatori sappiamo qual è il punto critico, cioè quando abbiamo davvero “troppi” gatti e, quando arriviamo al numero, abbiamo solo due scelte possibili: o ci fermiamo, e di fatto smettiamo di rinnovarci, di inserire nuovi soggetti in allevamento, di proseguire la linea con i cuccioli dei nostri gatti (e con i loro cuccioli) di perseguire – insomma – la selezione e quindi di fatto smettiamo di allevare (perché fare cuccioli tanto per farli è solo quello, “fare cuccioli”, allevare è ben altro!) oppure cerchiamo di diminuire il numero di gatti presenti in casa.

Ma come fai a darli via, vuol dire che non li ami abbastanza!

In realtà è proprio perché li amiamo molto che vogliamo che per loro ci sia la migliore condizione possibile. E’ un atto di grande umiltà e di grande presa di coscienza personale quello di realizzare che un nostro gatto potrebbe star meglio da un’altra parte piuttosto che a casa nostra. Cercare di fare il loro bene deve essere sempre il punto principale del lavoro che si fa con i gatti, a prescindere dalla selezione e dal risultato che possiamo ottenere in anni di allevamento. Il benessere felino è e deve sempre essere al primo posto. A volte, ed è dura da accettare e lo dico senza tema di smentita, riconoscere che un nostro micio starebbe meglio in un’altra casa non è facile, perché significa ammettere di non essere riusciti a capirlo completamente, a dargli quello che merita e cioè una casa confortevole e un ambiente sereno. E’ una dicotomia strana, quella che gli allevatori vivono continuamente: devono fare i conti tutti i giorni con la realtà delle cose, che spesso e volentieri cozza, e pesantemente, con le teorie sulla selezione e l’allevamento che hanno letto sui libri o imparato nei corsi di formazione.
Dar via un proprio gatto, che magari è nato da noi, che abbiamo cresciuto e amato, che è stato importante per il nostro allevamento, è un atto d’amore in realtà. Di amore per il micio, che vogliamo sia felice a prescindere da dove viva. Questo è il rehoming.

Mi hai convinto, dimmi qualcosa in più sui gatti da ricollocare

Ogni gatto è un caso a sé e l’allevatore saprà indirizzarvi benissimo sul tipo di carattere che ha il micio, se può vivere con altri gatti o se deve stare da solo, se ha bisogno di uno spazio aperto (ovviamente protetto!) o se preferisce vivere tranquillo in casa. A differenza dei cuccioli, che vivono dall’allevatore per soli 3 mesi, il gatto adulto ha passato mesi se non anni a stretto contatto dell’allevatore, che ve lo descriverà in ogni suo minimo dettaglio e, se è esigente con i cuccioli, con i suoi adulti lo sarà ancora di più. E tenete anche conto che l’allevatore serio solitamente non ha “fretta” di piazzare i suoi gatti adulti in cerca di casa ma anzi, cercherà con attenzione la famiglia giusta per ognuno di loro.
Ci sono alcuni vantaggi a prendere un gatto adulto in un allevamento:

  • Costa meno di un cucciolo. In generale gli allevatori fanno un prezzo meramente simbolico per il gatto adulto, che in generale viene ceduto o gratis o con il rimborso per la sterilizzazione.
  • Il carattere che vedete nel micio e che l’allevatore vi descrive è “formato”, a differenza di un cucciolo che ha una base, costruita dalla vita in allevamento fino ai tre mesi, ma che poi è tutto da scoprire e da sviluppare.
  • Un gatto adulto in buona salute ha un sistema immunitario completamente formato, che lo mette al riparo dai piccoli inconvenienti che possono capitare a un cucciolo durante la crescita.

Se volete prendere in considerazione l’idea di accogliere nella vostra famiglia un gatto adulto, cercate sui siti degli allevamenti che vi interessano la sezione relativa, molto spesso gli allevatori indicano la disponibilità al ricollocamento e contattateli per informazioni!

 

Annunci

Ma gli allevatori li comprano i gatti?

Maine Coon

Certo che si! Un allevatore è, prima di essere un “venditore di cuccioli”, un compratore a sua volta.

Ma quanto costano i gatti che l’allevatore compra e che poi utilizza nel suo allevamento?

Vediamo alcuni casi:

  • Il persiano top winner show americano: raro esemplare di gatto praticamente perfetto, che farà cuccioli di altissimo livello perché selezionato da anni, che farà best su best ogni volta che uscirà in expo. Tipicamente proveniente dagli Stati Uniti, paese in cui la selezione del persiano ha raggiunto livelli di eccellenza mondiali. Un persiano di questo tipo può costare anche 5000 euro, fuori il costo del viaggio chiaramente…
  • Un onesto riproduttore, razza a piacimento (Norvegese, Maine Coon, Birmano,…): da 800 a 1500 euro in media, viaggio ovviamente escluso, che se vi va bene l’allevamento è appena oltre la frontiera, se va male è nella punta più estrema del Nord Europa, per cui arrivare in volo a Stoccolma è solo la prima parte di un lunghissimo viaggio andata e ritorno per recuperare il micio.
  • Un micio di una razza particolare, penso a Sphynx o a razze rare: prezzo a piacimento, ma non meno di 2000/2500 euro. Alla difficoltà di trovare soggetti giusti per il proprio allevamento, si aggiungono particolari come l’alta mortalità prenatale, la poca fertilità delle femmine, la difficoltà insita nell’allevare certe razze, vuoi per la penuria di soggetti, vuoi perché la razza è oggettivamente difficile da allevare (e sicuramente il migliore allevatore in circolazione sta come minimo a Vladivostok e dovrete prendere la Transiberiana per andare a trovarlo).
  • Il cucciolo nato nel vostro circuito di collaborazione: è la più semplice. Spesso gli allevatori collaborano tra loro in piccoli gruppi, per cui non è inusuale che si “scambino” i cuccioli per tenere bassi i costi e per continuare ad allevare con una buona linea “lavorata” grazie ad accoppiamenti mirati con i gatti del circuito. La soluzione ideale, ma è necessario costruire il circuito e non è una cosa che si riesce a fare all’inizio anzi, ci vogliono molti anni e molta fatica per riuscire a collaborare in modo proficuo!

E poi, lo sappiamo. Il maschio perfetto, che abbiamo pagato 3000 euro più altri 2000 per andarlo a prendere a 5 chilometri a nord di Rovaniemi, ben che vada farà cuccioli dopo due anni perché è una linea lenta!, verrà picchiato da tutte le femmine perché è troppo dolce e carino e le femmine se ne approfittano e spruzzerà come un idrante perché tutti i maschi di questa linea sono così.

Ad maiora!

Quanti gatti ha un allevatore?

kittens

Ma un allevatore quanti gatti ha in casa? Cosa vi dovete aspettare quando andate a trovare un allevatore?
Possiamo dividere gli allevatori, a seconda del numero di gatti che hanno e della loro “dimensione”, in tre categorie: vediamole insieme!

L’allevatore micro

Molto spesso è un “amatore” più che un allevatore. Ha pochissimi gatti, magari due o tre femmine da riproduzione e basta, in generale non ha maschi in casa ma utilizza maschi esterni per le sue femmine e fa una, massimo due cucciolate l’anno. I gatti sono tenuti benissimo, vivono in un ambiente praticamente perfetto e molto spesso non vanno nemmeno in esposizione. A queste dimensioni, non possiamo parlare veramente di allevamento, perché con un così esiguo numero di soggetti stabili è praticamente impossibile costruire e creare una propria linea di selezione, che è l’obiettivo fondamentale di ogni allevatore. Ma all’allevatore micro non importa, non è tendenzialmente un frequentatore dell’attività associativa né ha interesse a ingrandirsi. Vuole solo il piacere di avere i cuccioli ogni tanto, senza alcuna altra velleità. Ovviamente è importante e fondamentale che un allevatore micro sia registrato in ANFI, che tutti i suoi cuccioli abbiano il pedigree a norma di legge e che siano seguiti e cresciuti in modo ottimale, ma di solito questo non è un problema.

L’allevatore medio

La maggior parte degli allevamenti felini in Italia sono classificabili come allevamenti medi. Un allevamento medio ha uno o due maschi (molto spesso due ma anche di più), che possono vivere presso l’allevamento o presso persone di fiducia dell’allevatore. Ha almeno 5/6 femmine riproduttrici e un numero variabile di gatti sterilizzati, che sono gli ex-riproduttori. Diciamo che ha in media 8/10 gatti, tra i quali ci possono essere anche giovani tenuti in osservazione per “vedere come crescono”. Fa 3/4 cucciolate l’anno, in generale. L’allevatore medio è spesso ben inserito in associazione, va in esposizione, frequenta la propria sezione regionale dell’ANFI e, in generale, è ben conosciuto nell’ambiente. Ha come obiettivo il “fare allevamento”, cioè costruire e creare nel tempo una propria personale linea di selezione, con una o più caratteristiche uniche che lo rendano riconoscibile agli occhi degli altri allevatori. E’ molto informato sugli altri allevatori, conosce e frequenta alcuni circuiti di collaborazione e spesso lo si può trovare a esporre all’estero.

L’allevatore grande

In Italia non ce ne sono molti, di allevamenti felini considerabili grandi. Un grande allevamento ha molti soggetti, sopra i 20. Ha diversi maschi e molte femmine e produce cuccioli praticamente tutto l’anno. Chiaramente un allevamento che ha così tanti gatti ha bisogno di spazi ben diversi da quelli di una casa normale, per cui spesso i gatti sono tenuti stabilmente in strutture esterne (soprattutto i maschi) e in casa vengono tenute le femmine con i cuccioli. Un allevamento grande ha la necessità di regolarizzarsi con il fisco, perché di fatto è un’azienda, e ha necessariamente una dimensione molto diversa da quella degli allevatori medio-piccoli. Fa una selezione spesso molto veloce, perché avendo la disponibilità di tanti soggetti può più facilmente di un allevatore medio raggiungere alcuni risultati in breve tempo. E’ un nome noto nell’ambiente, anche se spesso guardato con sospetto perché una grande o grandissima dimensione può non conciliarsi al 100% con un’ottima socializzazione dei cuccioli e una tenuta ineccepibile dei gatti, ma questo varia da caso a caso e non è certo la dimensione o il numero di gatti a garantire un alto standard di allevamento. Come dicevo, non sono molti gli allevamenti grandi, io ne conosco qualcuno ma non arrivo a 10, parlando in Italia.

Da chi andare a comprare un cucciolo?

Non ci sono assoluti, dipende. Le regole generali di informarsi preventivamente e di andare in visita prima di acquistare un cucciolo valgono sempre, sia che l’allevatore sia micro, che medio che grande. Un piccolissimo allevatore può non avere il cucciolo che piace a voi banalmente perché non ha una “produzione” costante tutto l’anno, cosa che invece ha l’allevatore grande, ma al contempo l’allevatore grande può non avere il tempo di seguirvi come volete perché l’impegno che ha dalla gestione dell’allevamento è altissimo. Un allevatore medio potrebbe essere la scelta che più si addice alla maggior parte delle esigenze, ma non bisogna assolutamente dimenticare che non è il numero di gatti (alto o basso) che fa di un allevatore un buon allevatore!

Da 0 a 3 mesi, il piano sanitario dei cuccioli

cuccioli sphynx

I cuccioli escono dall’allevamento quando hanno compiuto tre mesi di vita. Ma nei tre mesi precedenti, cosa deve fare un allevatore da un punto di vista sanitario? Vediamolo insieme!

Giorno 0 – giorno 30

Nasce la cucciolata! Nei giorni successivi al parto e fino all’inizio dello svezzamento, l’allevatore pesa quotidianamente i cuccioli, controlla che crescano regolarmente e valuta se dare o meno l’integrazione di latte artificiale, controlla che mamma gatta si sia ripresa bene dal parto, che mangi regolarmente e che la montata lattea arrivi senza problemi. Manipola quotidianamente i cuccioli per abituarli alla presenza umana, controlla che si aprano gli occhietti senza difficoltà, che si scarichino, che non siano sporchi e che la temperatura e umidità dell’ambiente in cui crescono sia adatta. In questi giorni inizieranno a camminare e inizieranno anche i primi approcci al gioco.

Giorno 30

Intorno al mese di vita i cuccioli iniziano lo svezzamento. L’allevatore introduce il cibo solido, monitora con attenzione l’assimilazione del cibo  e introdurrà i cuccioli all’uso della lettiera. E’ il momento in cui la nursery viene allargata, perché hanno bisogno di muoversi e di giocare. Viene introdotto anche l’uso del tiragraffi e di alcuni piccoli giochi per stimolare l’attività.

Giorno 40

Intorno al 40esimo giorno viene effettuata la prima sverminazione. Non tutti gli allevatori svermano i cuccioli, alcuni preferiscono eseguire esami delle feci ripetuti per dare il farmaco solo in presenza di parassiti. L’allevatore userà un prodotto specifico per i cuccioli, solitamente in pasta dato che è più comodo da somministrare ai cuccioli piccoli, e li controllerà nei giorni successivi perché è possibile che lo svermante provochi episodi di diarrea.

Giorno 60

I cuccioli sono cresciuti, sono usciti dalla nursery e hanno iniziato a scoprire la casa. Mamma gatta li chiama per allattarli, ma stanno mangiando regolarmente da soli. Hanno conosciuti gli altri gatti presenti in casa che li aiutano a sviluppare il carattere e l’indole della loro razza. E’ il momento della prima vaccinazione, che se la cucciolata non ha avuto problemi, è anche la prima visita dal veterinario. Dopo la vaccinazione l’allevatore controllerà che i cuccioli non sviluppino reazioni al vaccino, sia locali che sistemiche.

Giorno 70

Se l’allevatore ha dato il prodotto svermante, è il momento di ripetere la somministrazione. Può ridare lo stesso prodotto oppure, dato che i cuccioli sono un po’ cresciuti, potrà optare per una formulazione in pastiglie.

Giorno 81

3 settimane dopo la prima vaccinazione, è il momento del richiamo vaccinale e della seconda visita dal veterinario. Anche in questo caso l’allevatore controllerà che non ci siano effetti collaterali al vaccino né reazioni locali.

Giorno 90

I cuccioli hanno 3 mesi e sono pronti per le nuove famiglie! L’allevatore li porterà dal veterinario per un ultimo controllo prima del cambio casa dove certificherà la loro buona salute tramite la dichiarazione del veterinario dopo una visita accurata.

Nel libretto del cucciolo saranno segnate dal veterinario tutte le date delle vaccinazioni e l’allevatore potrà integrare le informazioni con le date delle sverminazioni e indicazioni sul peso del cucciolo in vari momenti della crescita o indicando solo il peso a tre mesi, in modo che i nuovi proprietari siano informati dei trattamenti che ha ricevuto e possano iniziare la loro nuova l’avventura in modo più consapevole possibile.

Le richieste che arrivano a un allevatore

gray cat

Da quando alleviamo abbiamo ricevuto un campionario variegato di richieste che sono arrivate da potenziali nuove famiglie. Negli anni ho imparato che il mondo degli allevamenti è davvero oscuro a tante persone: cosa facciamo, perché lo facciamo, sotto quali regole e con che spirito sono cose sconosciute al grande pubblico. Ho quindi perso investito molto del mio tempo a rispondere a queste (e altre!) richieste, cercando di spiegare il “no” e di motivarlo al meglio delle mie possibilità.

Ecco le più popolari!

Me lo può dare a 40 giorni?

No. I cuccioli stanno con la mamma e in allevamento fino al compimento dei 3 mesi. Devono essere consegnati con il piano vaccinale completo, cioè trivalente e richiamo, e la prima vaccinazione trivalente si fa intorno ai 60 giorni di vita, il richiamo dopo 3 settimane. E no, non è possibile nessuna deroga!

A me il pedigree non interessa, quanto costa senza?

Nessun allevatore serio vende cuccioli senza pedigree! Nessuno. Se il pedigree “non vi interessa” mettetelo in un cassetto, noi lo diamo comunque a tutti i nostri cuccioli. Proprio per questo motivo non c’è differenza di prezzo, perché il pedigree non è un’opzione. Chiunque vende cuccioli in altro modo vi sta truffando!

Ma costa troppo! Si può avere uno sconticino?

No. Il costo del cucciolo è comprensivo di tutte le spese che l’allevamento sostiene per mantenersi, e sono tante, veramente tante. A conti fatti, la maggior parte degli allevatori vende i cuccioli a un prezzo che è puramente un rimborso delle spese, non c’è alcun guadagno e, se c’è, vi posso assicurare che viene prontamente reinvestito nell’allevamento stesso.

Io il cucciolo glielo prendo, ma non ho tempo di venire a vederlo. Me lo può portare lei a casa?

No. Il cucciolo non è un pacco regalo e noi non siamo una ditta di trasporti. E in ogni caso nessun cucciolo è mai uscito da casa nostra senza che la nuova famiglia l’abbia visto almeno un paio di volte, e non è ammessa nessuna deroga.

Ma l’allevamento X me lo fa a metà prezzo!

Andate pure. Il nostro prezzo è valutato in base al lavoro complessivo che c’è dietro al singolo cucciolo, c’è una ricerca di qualità infinita, un lavoro personale notevole, una cura e una dedizione totale. Se c’è qualcuno che riesce a mantenere lo stesso livello di allevamento e di cuccioli alla metà del prezzo di vendita, buon per lui!

E voi ne avete altre?

La consegna del pedigree all’atto della sterilizzazione, tutti i perché

funny cat

Sembra un po’ il vecchio detto “pagare moneta, vedere cammello”. In questo caso voi prima acquistate il cucciolo di razza e solo al momento della sterilizzazione l’allevatore, dietro presentazione del certificato di avvenuto intervento, vi rilascerà il pedigree.

Ma perché gli allevatori non vogliono darvi il pedigree se non prima dell’avvenuta sterilizzazione del micio, che spesso avviene mesi dopo l’avvenuta cessione? Possono farlo? E voi potete accettarlo come vincolo?

Scopriamolo insieme!

Non vi danno il pedigree perché vogliono tutelare la loro linea

Anche se non ve lo dicono chiaramente, hanno paura che voi vi mettiate ad allevare con il cucciolo che vi stanno dando o, se è un maschio, che inizierete un fitto commercio di vendita delle sue monte. Dimenticano però un dettaglio: non è il pedigree che consente a un privato di fare “quello che gli pare” con un gatto, ma è il passaggio di proprietà, perché è solo con quello che si possono registrare in associazione monte e cuccioli. Chiaramente non prendo in considerazione chi agisce al di fuori dei regolamenti associativi, cioè accoppia senza pedigree, perché in questo caso non fa alcuna differenza avere o meno il documento (della serie: se ti voglio fregare, lo faccio a prescindere).

Non vi danno il pedigree perché non si fidano completamente di voi

Questo spesso capita con allevatori che hanno appena iniziato, che sono stati bombardati dagli allevatori di vecchia data con storie agghiaccianti capitate all’amico dell’amico, per cui tirano il freno e cercano di cautelarsi dandovi il documento solo all’atto della presentazione del certificato di sterilizzazione. Dimenticano però che la vera tutela, se di tutela si può parlare, non la fanno i documenti, la fa il contratto che si stipula tra le parti.

Non vi danno il pedigree perché non conoscono la normativa sulla cessione del gatto di razza vigente in Italia

In realtà gli allevatori non possono cedere cuccioli se non accompagnati dal pedigree. La normativa in questo è piuttosto chiara: ogni cucciolo di razza ceduto deve essere accompagnato dal pedigree, questo implica che quando uscite dalla casa dell’allevatore con il vostro cucciolo, dovreste anche avere il pedigree tra le mani. Vedete anche il nostro articolo sulla legislazione vigente in Italia per la cessione di gatti di razza. E’ possibile però, dati i tempi anche piuttosto lunghi dell’associazione, che il pedigree non sia ancora stato fisicamente emesso dalla sede centrale, e per cui l’allevatore non può proprio darvelo quando andate a prendere il micio. In questo caso però l’allevatore dovrà essere molto chiaro nei vostri confronti, dirvi subito che il pedigree è in fase di elaborazione e che serve un po’ di tempo per l’emissione. Potrà anche allegare ai documenti la copia della denuncia di nascita della cucciolata o della richiesta di pedigree, per darvi la sicurezza che il documento è stato effettivamente richiesto.

Ma c’è un contratto, mi devo preoccupare?

Gli allevatori molto spesso stipulano un contratto di cessione che regolamenta diritti e doveri di entrambe le parti, volto a tutela del micio che state acquistando. Ed è proprio in questo contratto che molto spesso sono inserite le clausole di sterilizzazione e di consegna del pedigree ad avvenuta presentazione del certificato veterinario che attesti l’intervento. Dato che la clausola di sterilizzazione è considerata vessatoria dalla legislazione italiana (perché limita di fatto il pieno godimento del bene), i contratti ben fatti prevedono la doppia firma: quando la clausola viene enunciata la prima volta e, di solito, in fondo al contratto con il richiamo di tutte le eventuali altre clausole che richiedono la doppia firma.
In linea generale, non vi dovete preoccupare se incontrate ancora allevatori che appongono questa clausola nei propri contratti, perché il pedigree vi arriverà quando sterilizzerete il micio, il problema principale è che questa clausola va contro la normativa vigente (vedi punto precedente!) e quindi rende, di fatto, la clausola stessa nulla.

Un consiglio agli amici allevatori

Mi permetto di dare un consiglio a tutti gli amici allevatori che leggono questo blog: non potete più farlo! Il pedigree deve viaggiare il più possibile insieme al cucciolo, la normativa è molto chiara e non possiamo più svicolarla con la clausola della sterilizzazione. Stipulate sempre un contratto di cessione e, se proprio non riuscite a dormirci la notte, prendete in considerazione di sterilizzare i cuccioli prima che lascino casa vostra, in questo modo non avrete più nessun tipo di problema in merito!

I Club di Razza, cosa sono e a cosa servono

Kittens play

I Club di Razza sono organizzazioni libere e indipendenti di allevatori, sotto l’egida dell’ANFI, che lavorano insieme per promuovere, incoraggiare e tutelare l’allevamento e la selezione della razza di cui si occupano. Ma che cosa fanno, nel dettaglio, e come sono fatti? Vediamolo insieme!

Anatomia di un Club di Razza

I Club sono, nella forma basilare, un gruppetto di persone, nel nostro caso allevatori e amatori della razza, che decidono di strutturarsi in una forma ufficiale e riconosciuta dall’ANFI. Giuridicamente sono associazioni senza fini di lucro (come lo è l’ANFI) e quindi sono hanno:

  • Un atto di costituzione e uno statuto, i quali non devono contenere nulla che sia in contrasto con lo statuto dell’ANFI.
  • Eventualmente un codice etico per normare le regole di allevamento e tenuta dei gatti dei soci membri.
  • Un Consiglio Direttivo, composto come minimo da un Presidente, un Segretario e un Tesoriere ma, a seconda della dimensione del Club, può essere composto da più consiglieri.
  • Un Collegio dei Probiviri, che è l’organo disciplinare che sovrintende all’applicazione dei regolamenti e a derimere le questioni tra soci.
  • Un Collegio dei Revisori dei Conti, che si occupa di verificare il bilancio e di stendere una relazione per i soci.
  • Eventualmente alcune commissioni di lavoro, per esempio la commissione stampa, la commissione allevatori, la commissione eventi.

E poi ci sono i soci, che sono il “capitale umano” più importante di un Club di Razza. Spesso i soci vengono suddivisi a seconda dell’interesse e del coinvolgimento che hanno nei confronti della razza, in generale possiamo avere:

  • i soci fondatori, cioè coloro che hanno firmato l’atto di costituzione e hanno promosso la nascita del club.
  • i soci onorari, quelli che per meriti nei confronti della razza o del club sono stati nominati tali dal Consiglio Direttivo.
  • i soci allevatori, generalmente identificati come intestatari di un affisso registrato in ANFI.
  • i soci ordinari, cioè i proprietari di gatti di razza.
  • i soci sostenitori, cioè gli amatori della razza ma che non possiedono un micio (e possono anche essere per esempio allevatori di altre razze).

Gli obblighi istituzionali di un Club di Razza

Ogni anno tutti i Club di Razza devono, obbligatoriamente:

  • indire almeno una Assemblea dei Soci, dove viene presentato il bilancio del Club, le attività passate e i piani futuri e dove vengono raccolte e votate le proposte dei membri per migliorare la vita associativa.
  • realizzare almeno una Speciale di Razza durante un’esposizione felina ANFI.

Le tre attività di un Club di Razza

Possiamo distinguere le attività generali di un Club di Razza in 3 “filoni”:

  • l’attività espositiva: le esposizioni feline sono, allo stato attuale, l’unico punto di contatto tra gli allevatori e il pubblico, che può vedere i gatti, apprezzarne i pregi e conoscere nuove razze. Un Club, in expo, organizza rassegne, Speciali di Razza e può contribuire alla realizzazione del Best Separato (cioè un Best in Show esclusivo per una razza). La presenza in expo serve per aumentare la visibilità del Club e degli allevatori iscritti, per distribuire volantini e brochure sulla razza, per rispondere alle domande del pubblico e per indirizzare le potenziali nuove famiglie con consigli e indicazioni.
  • l’attività informativa: condotta sia online che offline, comprende la presenza in rete con un sito istituzionale e l’utilizzo dei canali social per diffondere le informazioni relative al Club e alla razza, per esempio attraverso pagine o gruppi Facebook, Twitter e Google+. Il Club può fare informazione sia sulle sue attività che sulla razza, scrivendo articoli di interesse per gli allevatori e i privati e facendo approfondimento su tematiche importanti (per esempio una nuova malattia, un nuovo trattamento per una patologia già esistente, interviste ad allevatori famosi, guide e tutorial per avvicinare le persone alla razza).
  • l’attività di sostegno alla ricerca: la ricerca scientifica in campo veterinario è complessa e tragicamente senza fondi. I Club di Razza si possono fare promotori di supportare una particolare ricerca, perché magari attiene a una malattia che colpisce la razza, sia raccogliendo fondi e sponsorizzando donazioni che aiutando direttamente i veterinari coinvolti, per esempio fornendo campioni di sangue di tutti i gatti del Club per una mappatura genetica.

A chi serve un Club di Razza

Per come sono pensati e costruiti, i Club di Razza servono principalmente agli allevatori, come luogo di scambio informazioni, per conoscersi meglio tra loro e magari collaborare in modo più attivo. Contribuiscono a creare una rete di sostengo e di aiuto per tutti i propri soci, che – se il Club funziona bene! – lo vedono come punto di riferimento del loro lavoro di allevamento.
Ma servono anche ai privati, perché non è raro che una persona che prende un gatto di razza poi alla fine ci si appassioni, magari inizia a voler andare in esposizione e – chissà! – potrebbe potenzialmente diventare un allevatore. Ecco che l’esistenza di un Club aiuta anche i privati a conoscere meglio la propria razza, a sostenere anche chi muove i primi passi nel mondo della felina con la certezza di poter avere accesso da vicino a persone esperte che conoscono molto bene la razza e la vita associativa in ANFI.
E, in ultimo, servono anche a chi si avvicina alla razza per la prima volta, perché una persona in cerca di un gatto di razza si può rivolgere alla Segreteria del Club per avere indicazioni, per sapere chi sono gli allevatori più vicini e per rispondere a domande e curiosità.

L’elenco dei Club di Razza riconosciuti dall’ANFI lo trovate qui!

Il nome dei cuccioli

Sphynx
Complicati, spesso in inglese, tutti con la stessa inziale… che regole ci sono per nominare i cuccioli che nascono in un allevamento?

Parlerò di ANFI, perché è la mia associazione di riferimento. In ANFI ogni anno vengono assegnate una o più lettere con le quali è obbligatorio chiamare tutti i cuccioli nati in quell’anno. Le lettere hanno una progressione alfabetica e si sono messi la mano sul cuore accorpando alcune lettere oggettivamente complicate (per esempio il 2014 è l’anno in cui “termina” l’alfabeto, e possiamo usare W, X, Y e Z. Grazie ANFI!)

In altre associazioni così come all’estero ci possono essere o meno gli stessi vincoli: per esempio in Svizzera c’è lo stesso vincolo alfabetico ma sono “un anno avanti”. In Danimarca non c’è vincolo, ognuno può fare come vuole ma è una prassi piuttosto diffusa che la prima cucciolata dell’allevamento sia con la A, la seconda con la B eccetera, questo per facilitare il riconoscimento dei propri cuccioli.

Il vantaggio più grande che ne deriva è l’immediata riconoscibilità dell’anno di nascita dei cuccioli: sapere che il 2012 era “l’anno della T” ci fa immediatamente pensare che un gatto che si chiami Thor nato in Italia sia del 2012. E questo aiuta, in expo e in allevamento, a “datare” i gatti che vediamo.

All’interno della lettera, ogni allevatore può decidere come meglio preferisce i nomi da dare ai propri cuccioli. Ci sono comunque delle regole: nomi troppo lunghi, numeri e segni grafici particolari non sono in generale utilizzabili, così come non è tendenzialmente permesso, a meno di eccezioni, chiamare tutti i cuccioli con un nome composto uguale per una parte, tipo Viva Las Vegas, Viva New York, Viva Madrid, perché il “viva” apposto prima si dice che “fa affisso”, cioè può indurre in chi legge i nomi a pensare che “Viva” sia l’affisso (cioè il cognome registrato) del proprio allevamento (e in genere questa regola vale per chi non ha ancora l’affisso).

Ci sono allevatori che pescano a piene mani dalla letteratura, dalla cinematografia, dalle canzoni, che hanno un tema che seguono o per tutti i cuccioli o che cambiano a ogni cucciolata. La creatività si spreca, e le meningi degli allevatori fumano per trovare il nome più originale, più accattivante e che meglio li contraddistingua.

Tanto, e lo sappiamo già, qualunque nome che a noi il più bello, originale, cool mai pensato:

  • il veterinario lo scriverà sempre male.
  • il nuovo proprietario lo cambierà. Istantaneamente. Probabilmente ancora prima che lo prenoti!

E voi che nomi date ai vostri gatti e cuccioli? Hanno una storia dietro, sono nomi inventati, ispirati o che semplicemente vi piacevano?

La legislazione italiana e la vendita di gatti di razza, una piccola guida

Gatti e Legge

In questo articolo cerchiamo di spiegare, in modo più semplice possibile, il complesso corpus normativo che è attualmente in vigore in Italia per quanto riguarda l’allevamento e la vendita del gatto di razza.

La Direttiva Europea 91/174/CEE

Il punto di partenza per la normativa italiana è la direttiva 91/174 della Comunità Europea. In quanto direttiva comunitaria, è assimilabile a una “legge quadro”, per cui ogni stato membro dell’Unione deve poi farla propria con appositi dispositivi di legge e regolamenti. Questa direttiva introduce la definizione di animale di razza, che è la seguente:

Ogni animale d’allevamento contemplato nell’allegato II del trattato, i cui scambi non siano ancora stati oggetti di regolamentazione comunitaria zootecnica più specifica e che sia iscritto oppure registrato in un registro o in un libro genealogico tenuto da un’organizzazione o da un’associazione di allevatori riconosciuta

La Legge 30 del 15 gennaio 1991

Questa legge dello Stato Italiano disciplina, tra le altre cose, l’istituzione del libro genealogico per ogni singola specie o razza di interesse zootecnico, con l’introduzione del concetto di valutazione del riproduttore e delle norme a cui devono attenersi i registri anagrafici. In particolare, oltre a definire che il Ministero competente è il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MIPAAF), stabilisce anche la definizione di libro genealogico, che è la seguente:

Per libro genealogico si intende il libro tenuto da una associazione nazionale di allevatori dotata di personalità giuridica o da un ente di diritto pubblico, in cui sono iscritti gli animali riproduttori di una determinata razza con l’indicazione dei loro discendenti e per i quali sono stati effettuati controlli delle abitudini riproduttive

Il Decreto Legislativo n. 529 del 30 dicembre 1992

L’attuazione della direttiva 91/174/CEE. Questo decreto regolamenta di fatto, oltre al recepimento della direttiva, un punto importante, che è la commercializzazione degli animali di razza.

In particolare

[è consentita] la commercializzazione degli stessi animali e dello sperma, degli ovuli e degli embrioni ad essi relativi, secondo le norme stabilite, per ciascuna razza e specie, dai relativi disciplinari dei libri genealogici o dei registri anagrafici, nonché sulla base della apposita certificazione genealogica

Il punto seguente è fondamentale nel nostro viaggio legislativo. Il decreto 529/1992 regolamenta anche i termini di commercializzazione, cioè quali sono i vincoli entro i quali è possibile vendere gli animali di razza:

E’ consentita la commercializzazione di animali di razza di origine nazionale e comunitaria esclusivamente con riferimento a soggetti iscritti ai libri genealogici o registri anagrafici e che risultino accompagnati da apposita certificazione genealogica, rilasciata dall’associazione degli allevatori che detiene il relativo libro genealogico o il registro anagrafico

E’ prevista una sanzione amministrativa per chi non vende un soggetto di razza con il Certificato Genealogico: un’ammenda da 5000 a 30000 euro.

Decreto Ministeriale del 26 luglio 1994

Questo decreto attua l’art. 3 della legge 30, il quale prevede che sia il MIPAAF a stabilire i requisiti che devono possedere le associazioni nazionali di allevatori di specie o razza per poter tenere i libri genealogici. Il Ministero indica che le associazioni devono:

  • Avere personalità giuridica conforme alla legge vigente.
  • Essere regolate da uno statuto che non preveda discriminazioni tra i soci.
  • Essere in possesso di alcuni requisiti tecnico-organizzativi (disponibilità di un patrimonio zootecnico sufficiente a realizzare un programma di miglioramento genetico o di conservazione delle razze, capacità di gestione del libro genealogico e di eseguire controlli, capacità di utilizzare i dati per la realizzazione di programmi di conservazione o miglioramento della razza).

Decreto Ministeriale del 6 agosto 1997

In questo decreto l’ANFI ottiene la personalità giuridica e ne viene approvato lo statuto.

Decreto Ministeriale n. 22790 del 9 giugno 2005

In questo decreto il Ministero assegna all’ANFI la tenuta del Libro genealogico del gatto di razza e, contestualmente, approva il disciplinare del gatto di razza pregiata. E’ il punto di svolta nella legislazione attualmente vigente, da questo momento l’ANFI diventa la tenutaria del Libro Genealogico del gatto di razza in nome e per conto dello Stato Italiano.

Decreto Ministeriale n. 12953 del 13 ottobre 2008

In questo decreto vengono approvati il disciplinare del gatto di razza pregiata a seguito di variazioni e integrazioni, il testo delle norme tecniche del libro genealogico, il testo delle norme tecniche relativo al corpo degli esperti e il testo delle norme tecniche relativo alle mostre ed esposizioni ufficiali del libro genealogico del gatto di razza pregiata.


Siete ancora vivi? Ecco quindi un piccolo riassunto!

  • Tutta la legislazione e i regolamenti che riguardano il gatto di razza in Italia sono di competenza del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.
  • Attraverso l’applicazione di una direttiva comunitaria e di successive integrazioni, il Ministero individua nell’ANFI l’associazione a cui assegnare la gestione del libro genealogico del gatto di razza.
  • Il Ministero approva il corpus di regolamenti dell’ANFI e li fa propri, trasformandoli nel corpus legislativo italiano.

Di fatto, l’allevamento del gatto in Italia è, come quello del cane o degli animali da reddito, disciplinato in modo preciso da leggi e regolamenti a cui chiunque allevi e commercializzi sul suolo italiano deve necessariamente sottostare.
Ecco i principali obblighi che ha un allevatore di gatti italiano:

  • Tutti i cuccioli di razza nati in Italia devono essere registrati nel Libro Genealogico ANFI (che è l’associazione identificata dal Ministero come tenutaria di tale libro), così come tutte le pratiche relative all’allevamento (cessioni, dichiarazioni di nascita)
  • Tutti gli allevatori italiani devono sottostare alle norme tecniche di allevamento e registrazione, che disciplinano in modo esatto “come” deve essere gestito un allevamento di gatti (in termini di spazi, di numero di soggetti, di test genetici, di età dei riproduttori e molte altre cose)
  • Tutti i cuccioli di razza devono essere commercializzati con il pedigree, in particolare il pedigree deve essere consegnato contestualmente, tanto che la legge cita “accompagnati da apposita certificazione genealogica”
  • Tutte le esposizioni ufficiali del libro genealogico del gatto di razza sono identificate come le esposizioni ANFI o meglio: l’ANFI, in quanto tenutaria del libro genealogico, è l’unico ente che può organizzare esposizioni feline di gatti di razza che, per definizione, sono solo ed esclusivamente quei gatti che sono in possesso di una registrazione presso il Libro Genealogico del gatto di razza pregiata. Le esposizioni ANFI sono le uniche che possono apporre la dicitura di “manifestazione ufficiale”.

E le altre associazioni feline in Italia? 

Nel mondo felino italiano è in atto una querelle da quando sono stati approvati i disciplinari e da quando – di fatto – l’ANFI è diventata l’unica associazione felina italiana ad avere diritto di emissione di pedigree legalmente validi e di organizzare mostre ed esposizioni di gatti di razza in Italia. Le altre associazioni si sono sentite bollare come “illegali”, e i loro pedigree sono stati dichiarati “carta straccia” praticamente da un giorno all’altro.
E’ girata molta disinformazione in merito alla questione sia in ANFI che fuori dall’ANFI e questo ha contribuito a complicare i rapporti tra tutte le associazioni italiane e a proporre soluzioni fantasiose o ai limiti della legalità per continuare a sopravvivere. Eh sì, perché l’applicazione della normativa di fatto mette le altre associazioni italiane in una posizione molto scomoda, perché tecnicamente non possono più emettere documenti di registrazione genealogica a qualunque titolo (può farlo solo ANFI) e non possono più nemmeno organizzare esposizioni feline di gatti di  razza: i gatti “di razza” sono solo quelli in possesso del certificato genealogico emesso dall’ANFI (così come dice la legge) e solo ANFI può organizzare manifestazioni ufficiali in questo senso.

Attualmente alcune associazioni non stanno più di fatto lavorando, hanno perso moltissimi soci che hanno preferito la migrazione in ANFI per semplicità di gestione e per paura di eventuali controlli; altre “resistono” (non posso dire per quanto) e alcuni soci “ribelli” utilizzano la possibilità data dall’ANFI di registrare le pratiche – e quindi di essere in regola – anche se non si è soci: in questo modo emettono pedigree legali ma continuano a frequentare e a vivere un’altra associazione che è di loro maggior gusto.

Non prevedo futuro roseo per tutte le altre associazioni feline in Italia anzi, secondo il mio parere andranno purtroppo a morire. Dico purtroppo perché, nonostante personalmente abbia scelto di entrare in ANFI anche per essere in regola con i documenti dei miei gatti e cuccioli, ritengo comunque che sia necessaria una pluralità di voci e di opportunità nel mondo felino, che altrimenti rischia di chiudersi su se stesso e di non crescere mai come movimento. Solo con il confronto si cresce, questo vale per noi allevatori ma vale altrettanto per le associazioni che, ricordiamolo sempre, sono fatte di persone. Perdere delle voci “fuori dal coro” e dei modi di vivere la felina diverse dall’ANFI è negativo, per forza di cose, perché si perde un diverso modo di vedere le cose e un diverso approccio che invece può e deve essere mantenuto.

E io che compro un gatto di razza, cosa devo controllare? 

Controllate sempre che il pedigree sia emesso dall’ANFI, e chiedete – prima di comprare il cucciolo – se l’allevatore emette i documenti a norma di legge. Ricordatevi che un allevatore che emette pedigree non ANFI sta compiendo un illecito amministrativo (perché non è un reato, è un illecito) e che può essere sanzionato.

Approfondimenti

Cosa deve (o dovrebbe) garantirvi un allevatore?

Cuccioli di razza

E’ spesso la distizione tra chi è un allevatore serio e chi non lo è: le garanzie. Partendo dal presupposto che stiamo sempre parlando di “cose vive” e quindi non è possibile dare alcuna garanzia in senso assoluto del termine (tipo “non si ammalerà mai” oppure “vivrà almeno 15 anni” – e purtroppo alcuni colleghi sedicenti allevatori cedono cuccioli dicendo queste esatte parole…), è possibile però circoscrivere l’ambito entro il quale i cuccioli possono essere in qualche modo “garantiti” dall’allevatore.

Le garanzie che può (e deve darvi!) un allevatore

  • che il cucciolo sia cresciuto in casa, in un ambiente sano, pulito e senza costrizioni di alcun tipo (quindi niente gabbie!).
  • che il cucciolo sia stato vaccinato due volte (prima vaccinazione trivalente e richiamo).
  • che il cucciolo sia stato sverminato oppure gli sia stato fatto un esame delle feci atto a stabilire assenza di parassitosi.
  • che il cucciolo, prima della cessione, sia visitato dal veterinario dell’allevamento che ne attesti la buona salute e l’idoneità al cambio casa.
  • che il cucciolo sia ceduto con tutti i suoi documenti in regola, che sono il libretto sanitario dove siano riportate le vaccinazioni, le sverminazioni e tutti gli eventuali altri trattamenti che ha ricevuto, il pedigree, indicazioni sulle modalità di passaggio di proprietà. Questo è il minimo.
  • che il cucciolo sia stato svezzato e alimentato con cibo adeguato alla sua crescita e all’apporto calorico e nutrizionale necessario per un corretto sviluppo.
  • che i genitori del cucciolo siano sani, testati per le patologie della razza. Alcuni allevatori esibiscono i test alle aspiranti famiglie, altri consegnano direttamente la copia dei vari test. L’importante è che siano eseguiti e che l’allevatore sia disponibile a mostrarli subito, e vi posso garantire che chi testa regolarmente, lo dice senza bisogno che glielo si chieda!
  • che il cucciolo sia stato correttamente socializzato, che sia stato esposto con criterio e cognizione di causa a tutti gli stimoli e le situazioni atti a fargli sviluppare il carattere corretto che la sua razza dovrebbe avere. Se un cucciolo è spaventato – e può capitare – l’allevatore deve essere in grado di spiegare perché quel particolare cucciolo non è caratterialmente come gli altri e dovrebbe avere la correttezza di non proporvelo (con tutte le variazioni e i casi particolari che questa affermazione porta con sè!)
  • che il cucciolo sia un buon rappresentante della sua razza. Pensare che a un allevatore nascano solo campioni è utopico, il cucciolo “bruttino” può succedere e succede più spesso di quanto si creda. L’importante è la chiarezza e l’onestà di intenti: se cercate un cucciolo da portare in esposizione, siate chiari voi nel chiederlo e pretendete chiarezza da parte dell’allevatore quando vi propone il suo “campioncino”!
  • che l’allevatore stesso sia socio di un’associazione felina riconosciuta, che emetta documenti in regola e che mostri di conoscere i meccanismi che regolano la sua stessa associazione.
  • ultimo punto, ma non ultimo – anzi forse il più importante di tutti! – che l’allevatore sia disponibile a seguirvi dal giorno in cui il cucciolo lascia la sua casa e per tutta la sua vita, consigliandovi e aiutandovi nella corretta gestione del micio da tutti i punti di vista, sia comportamentali che sanitari o di semplice gestione quotidiana.

Questo è veramente il minimo sindacale che un allevatore può e deve garantire per ognuno dei cuccioli che escono dal suo allevamento. Se questi punti sono rispettati, potete iniziare a pensare veramente di avere davanti un esemplare raro e quasi in via di estinzione, l’allevatore serio(*)!

(*) Scherzo ovviamente, di allevatori seri e preparati ce ne sono molti per fortuna, ma altrettanti sono gli improvvisati, quelli che pensano sia un gioco e la categoria più pericolosa, gli sfruttatori. Il segreto è informarsi, tenere gli occhi aperti, sapere cosa guardare, cosa chiedere e cosa soprattutto deve farvi scattare un campanello d’allarme!