I Club di Razza, cosa sono e a cosa servono

Kittens play

I Club di Razza sono organizzazioni libere e indipendenti di allevatori, sotto l’egida dell’ANFI, che lavorano insieme per promuovere, incoraggiare e tutelare l’allevamento e la selezione della razza di cui si occupano. Ma che cosa fanno, nel dettaglio, e come sono fatti? Vediamolo insieme!

Anatomia di un Club di Razza

I Club sono, nella forma basilare, un gruppetto di persone, nel nostro caso allevatori e amatori della razza, che decidono di strutturarsi in una forma ufficiale e riconosciuta dall’ANFI. Giuridicamente sono associazioni senza fini di lucro (come lo è l’ANFI) e quindi sono hanno:

  • Un atto di costituzione e uno statuto, i quali non devono contenere nulla che sia in contrasto con lo statuto dell’ANFI.
  • Eventualmente un codice etico per normare le regole di allevamento e tenuta dei gatti dei soci membri.
  • Un Consiglio Direttivo, composto come minimo da un Presidente, un Segretario e un Tesoriere ma, a seconda della dimensione del Club, può essere composto da più consiglieri.
  • Un Collegio dei Probiviri, che è l’organo disciplinare che sovrintende all’applicazione dei regolamenti e a derimere le questioni tra soci.
  • Un Collegio dei Revisori dei Conti, che si occupa di verificare il bilancio e di stendere una relazione per i soci.
  • Eventualmente alcune commissioni di lavoro, per esempio la commissione stampa, la commissione allevatori, la commissione eventi.

E poi ci sono i soci, che sono il “capitale umano” più importante di un Club di Razza. Spesso i soci vengono suddivisi a seconda dell’interesse e del coinvolgimento che hanno nei confronti della razza, in generale possiamo avere:

  • i soci fondatori, cioè coloro che hanno firmato l’atto di costituzione e hanno promosso la nascita del club.
  • i soci onorari, quelli che per meriti nei confronti della razza o del club sono stati nominati tali dal Consiglio Direttivo.
  • i soci allevatori, generalmente identificati come intestatari di un affisso registrato in ANFI.
  • i soci ordinari, cioè i proprietari di gatti di razza.
  • i soci sostenitori, cioè gli amatori della razza ma che non possiedono un micio (e possono anche essere per esempio allevatori di altre razze).

Gli obblighi istituzionali di un Club di Razza

Ogni anno tutti i Club di Razza devono, obbligatoriamente:

  • indire almeno una Assemblea dei Soci, dove viene presentato il bilancio del Club, le attività passate e i piani futuri e dove vengono raccolte e votate le proposte dei membri per migliorare la vita associativa.
  • realizzare almeno una Speciale di Razza durante un’esposizione felina ANFI.

Le tre attività di un Club di Razza

Possiamo distinguere le attività generali di un Club di Razza in 3 “filoni”:

  • l’attività espositiva: le esposizioni feline sono, allo stato attuale, l’unico punto di contatto tra gli allevatori e il pubblico, che può vedere i gatti, apprezzarne i pregi e conoscere nuove razze. Un Club, in expo, organizza rassegne, Speciali di Razza e può contribuire alla realizzazione del Best Separato (cioè un Best in Show esclusivo per una razza). La presenza in expo serve per aumentare la visibilità del Club e degli allevatori iscritti, per distribuire volantini e brochure sulla razza, per rispondere alle domande del pubblico e per indirizzare le potenziali nuove famiglie con consigli e indicazioni.
  • l’attività informativa: condotta sia online che offline, comprende la presenza in rete con un sito istituzionale e l’utilizzo dei canali social per diffondere le informazioni relative al Club e alla razza, per esempio attraverso pagine o gruppi Facebook, Twitter e Google+. Il Club può fare informazione sia sulle sue attività che sulla razza, scrivendo articoli di interesse per gli allevatori e i privati e facendo approfondimento su tematiche importanti (per esempio una nuova malattia, un nuovo trattamento per una patologia già esistente, interviste ad allevatori famosi, guide e tutorial per avvicinare le persone alla razza).
  • l’attività di sostegno alla ricerca: la ricerca scientifica in campo veterinario è complessa e tragicamente senza fondi. I Club di Razza si possono fare promotori di supportare una particolare ricerca, perché magari attiene a una malattia che colpisce la razza, sia raccogliendo fondi e sponsorizzando donazioni che aiutando direttamente i veterinari coinvolti, per esempio fornendo campioni di sangue di tutti i gatti del Club per una mappatura genetica.

A chi serve un Club di Razza

Per come sono pensati e costruiti, i Club di Razza servono principalmente agli allevatori, come luogo di scambio informazioni, per conoscersi meglio tra loro e magari collaborare in modo più attivo. Contribuiscono a creare una rete di sostengo e di aiuto per tutti i propri soci, che – se il Club funziona bene! – lo vedono come punto di riferimento del loro lavoro di allevamento.
Ma servono anche ai privati, perché non è raro che una persona che prende un gatto di razza poi alla fine ci si appassioni, magari inizia a voler andare in esposizione e – chissà! – potrebbe potenzialmente diventare un allevatore. Ecco che l’esistenza di un Club aiuta anche i privati a conoscere meglio la propria razza, a sostenere anche chi muove i primi passi nel mondo della felina con la certezza di poter avere accesso da vicino a persone esperte che conoscono molto bene la razza e la vita associativa in ANFI.
E, in ultimo, servono anche a chi si avvicina alla razza per la prima volta, perché una persona in cerca di un gatto di razza si può rivolgere alla Segreteria del Club per avere indicazioni, per sapere chi sono gli allevatori più vicini e per rispondere a domande e curiosità.

L’elenco dei Club di Razza riconosciuti dall’ANFI lo trovate qui!

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E’ lecito registrare i cuccioli all’estero?

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Una nostra lettrice ci pone un interessante quesito a proposito della normativa riguardante l’allevamento felino in Italia.

Ma un allevatore italiano può fare pratiche all’estero?

Questa domanda non è nuova, è girata spesso negli ambienti felini ed è stata considerata per molto tempo una “soluzione” per chi, pur allevando in Italia, non voleva (e tutt’ora non vuole) legarsi all’ANFI per varie ragioni: pregressi, antipatie, diverse visioni o semplice gusto personale.

Ecco il ragionamento che viene fatto dagli allevatori che vogliono stare in FIFe ma non in ANFI:

  • Il corpus normativo in vigore attualmente in Italia per l’allevamento deriva, in primis, da una direttiva comunitaria che delega agli stati membri dell’UE la regolamentazione in merito alla produzione felinotecnica nazionale.
  • L’Italia, applicando la legge, ha riconosciuto i regolamenti dell’ANFI come validi e coerenti, e li ha dichiarati idonei a diventare “de facto” le linee guida dell’allevamento del gatto entro i confini nazionali.
  • Ma i regolamenti ANFI altro non sono che i regolamenti FIFe, perché l’ANFI è un club nazionale della FIFe e quindi ne eredita i relativi disciplinari.
  • Quindi, se i miei pedigree sono emessi in FIFe va da sé che sono emessi entro gli stessi regolamenti dell’ANFI e quindi nei regolamenti nazionali. E quindi sono validi, lo dimostra anche il fatto che se importo un gatto FIFe non devo fare altro che inviare il pedigree e il transfer in Ufficio Centrale e il gatto viene registrato.
  • Meglio ancora se trovo un paese che ha fatto lo stesso percorso dell’Italia nel riconoscimento di un’associazione nazionale come detentrice del Libro Genealogico: essendo la legge originaria valida per tutti i membri dell’UE, se uno stato ha adottato la stessa procedura  italiana, i pedigree emessi da quello stato devono essere mutuamente riconosciuti anche dall’Italia, e quindi dall’ANFI.

Apparentemente non c’è nulla di sbagliato in questo ragionamento e di fatto alcuni allevatori lo hanno adottato. Peccato però che il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MIPAAF), cioè il nostro referente governativo per la felina, ha emesso un parere in merito proprio a questo punto (si veda il Parere Ministeriale del 1/10/2009) In particolare, in riferimento all’ANFI, il parere recita:

Nel nostro paese codesta associazione è l’unica, allo stato attuale, riconosciuta ed autorizzata a gestire il libro genealogico al quale deve essere iscritta la produzione felina nazionale di razza. Non possono essere consentite iscrizioni ad altri libri genealogici di animali allevati in Italia senza che sia avvenuto l’effettivo spostamento degli animali in altri paesi. La residenza del proprietario/allevatore degli animali è ininfluente: ciò che conta è la sede dell’allevamento. Anche perché verifiche e controlli non possono che essere attuati in Italia da parte di una organizzazione nazionale riconosciuta sotto la vigilanza di questo Ministero. Né, tantomeno, può essere una organizzazione non nazionale ad autorizzare il passaggio virtuale di un allevatore da un libro all’altro.

Questo parere, che di fatto è l’indirizzo ufficiale interpretativo del MIPAAF in merito, sancisce due cose importanti:

  • Se un allevamento è in Italia deve registrare i gatti e i cuccioli in ANFI.
  • Nessuno vieta la doppia o tripla associazione né la registrazione del gatto già registrato in ANFI in altri circuiti, per esempio il WCF, il CFA o la TICA. Ma prima di tutto il gatto/cucciolo deve essere in possesso del certificato genealogico ANFI.

Quindi, per tornare alla domanda della nostra amica lettrice: si, un allevamento può fare le pratiche all’estero, in Europa o in USA o dove gli pare, ma prima di tutto deve avere la documentazione in regola in ANFI. Quindi registrare tutte le cucciolate, richiedere i pedigree per ogni cucciolo, registrare i passaggi di proprietà e gestire i riproduttori. Posto questo, può fare quello che vuole, ma dopo.

Per ragioni strettamente legate anche al tipo di razza che si alleva, può essere importante far concorrere il proprio gatto per esempio nel circuito CFA e quindi registrarlo con un pedigree CFA in modo da poterlo esporre e “grandarlo” (cioè fargli fare titoli) in quella tipologia di esposizioni, ma non è possibile, se il gatto è nato in Italia, omettere il passaggio di registrazione ed emissione del pedigree in ANFI. Una volta disbrigate le pratiche ANFI, chiaramente l’allevatore potrà decidere di iscrivere la cucciolata e richiedere anche un pedigree CFA che gli potrà essere più spendibile su quel circuito, secondo le sue esigenze di selezione e di collaborazione con altri allevatori.

L’Associazione Nazionale Felina Italiana: cos’è e come funziona

ANFI

L’Associazione Nazionale Felina Italiana (ANFI) è l’associazione che si occupa della produzione felinotecnica in Italia, che sovraintende la gestione e l’emissione dei pedigree dei gatti di razza e di tutte le pratiche correlate ed è anche il cappello sotto il quale si svolge tutta l’attività associativa, dalle esposizioni ai convegni alle assemblee.

Vediamo in dettaglio come funziona!

Un po’ di storia

L’attività felinotecnica italiana inizia negli anni ’30, con l’organizzazione delle prime esposizioni feline a Milano, Torino e Firenze. Sospesa a causa del conflitto mondiale, riprende con vigore nel primo dopoguerra. Nel 1946 nasce la Federazione Felina Italiana (FFI). Nel 1949 una delegazione italiana insieme con le delegazioni francesi e svizzere, fondano la FIFe.

Negli anni seguenti, l’attività dell’FFI, in seguito ANFI, si espande sul territorio e si consolida a livello internazionale: nascono le sezioni regionali, molte persone iniziano a partecipare all’attività associativa e a richiedere l’affisso, vengono organizzate molte esposizioni e l’Italia ospita alcuni convegni e incontri internazionali. Il tutto culmina nell’organizzazione della Mondiale del 1999, il più prestigioso evento della FIFe. L’ANFI è, a tutt’oggi, uno dei membri più rappresentativi della FIFe e negli ultimi anni ha ottenuto la gestione dei libri genealogici da parte del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.

Il Consiglio Direttivo Nazionale

Eletto da una rappresentativa di soci, rimane in carica per 3 anni ed è l’organo direttivo dell’ANFI. E’ composto da 9 membri eletti tra i soci con i requisiti di anzianità richiesti nello Statuto dell’Associazione. Il CDN elegge le cariche interne, che sono il Presidente, il Vice Presidente, il Segretario e il Tesoriere. Si occupa principalmente di:

  • Gestire la vita associativa a livello nazionale, emanando i regolamenti necessari al suo sviluppo.
  • Approvare (o sospendere e revocare) gli affissi concessi agli allevatori.
  • Gestire il calendario espositivo italiano e assegnare le date ai comitati espositivi.
  • Gestire il bilancio dell’Associazione e determinare le tariffe di iscrizione.
  • Nominare i componenti della Commissione del Libro Genealogico.

Le commissioni

Il CDN può, se ritiene necessario, istituire delle Commissioni che si occupano di attività specifiche. Attualmente le Commissioni presenti sono:

  • La Commissione Esposizioni e Gabbie, che si occupa della gestione delle gabbie usate in expo e di tutte le attività riguardanti le esposizioni.
  • La Commissione Stampa, che si occupa principalmente dell’ANFIMagazine, il giornale riservato ai soci. Fa parte della Commissione Stampa anche la Commissione Web, che si occupa invece del sito internet e delle attività correlate.
  • La Commissione Allevatori e Club di Razza, che è in carico per il riconoscimento e la gestione dei Club di Razza ANFI.
  • La Commissione Soci e Sezioni, per coordinare il lavoro delle Sezioni Regionali.
  • La Commissione Giudici, Allievi Giudici e Stewards, che si occupa del coordinamento delle tre figure in ambito espositivo.
  • La Commissione di Revisione Statuto, che si occupa di stendere e proporre le modifiche statutarie da portare in approvazione ai soci.

L’Ufficio Centrale

L’Ufficio Centrale (UC) è la sede fisica dell’ANFI (nella città di Torino) dove ha anche sede il Libro Genealogico (LOI, Libro Origini Italiano). Il LOI è l’ufficio preposto alla gestione di tutte le pratiche connesse al gatto di razza, in particolare:

  • Denunce di nascita, monte, richieste di pedigree.
  • Richiesta di iscrizione di gatti al Libro, importazioni e cessioni.
  • Iscrizione dei soci e rinnovi.
  • Controlli affisso e cucciolate.
  • Controllo delle iscrizioni in esposizione.

Le Sezioni Regionali

Ogni Regione Italiana ha una sua Sezione Regionale, una specie di “sede” distaccata dell’ANFI, che ha il compito di promuovere iniziative locali, di dare sostegno diretto ai soci della Sezione e di supportare se non organizzare direttamente le esposizioni feline. Ogni Sezione ha un suo Consiglio Direttivo Regionale (CDR), che viene eletto dai soci e rimane in carica 3 anni. Le Sezioni Regionali sono deputate a eseguire direttamente i controlli affisso e cucciolata richiesti dall’Ufficio Centrale.

I soci, nelle assemblee di sezione, eleggono anche i Delegati Regionali, in numero proporzionale alla quantità di soci iscritti (più una sezione è grande più delegati può eleggere).

L’Assemblea dei Delegati

Tutti i Delegati Regionali eletti nelle varie Sezioni si riuniscono una volta l’anno per:

  • Proporre regolamenti, modifiche e integrazioni al disciplinare ANFI.
  • Relazionare su proposte da presentare alla General Assembly FIFe, che si tiene annualmente in tarda primavera.
  • Eleggere il Consiglio Direttivo Nazionale, ogni 3 anni: l’ANFI è infatti una democrazia indiretta, cioè i soci eleggono i Delegati Regionali i quali a loro volta eleggono i membri del Consiglio Direttivo Nazionale.

I comitati espositivi

A meno di casi eccezionali, l’ANFI non organizza direttamente esposizioni feline. Sono invece i soci che, organizzandosi in comitati espositivi, gestiscono tutta l’organizzazione delle varie expo in Italia, occupandosi di trovare la location adeguata, invitare i giudici, fare promozione sul territorio, gestire i due giorni dell’evento in modo che tutto venga svolto secondo le regolamentazioni FIFe.

Fonte: Sito Istituzionale ANFI

L’affisso di un allevamento di gatti di razza

Gatto che dorme

L’affisso è il nome dell’allevamento o, altrimenti detto, il “cognome” che gli allevatori che lo possiedono appongono ai propri cuccioli.

Ma come si fa ad averlo e che regole ci sono?

Ogni associazione felina stabilisce le proprie regole per la concessione dell’affisso, che possono essere diverse tra paese e paese. In Italia, parlando dell’ANFI, le attuali regole sono le seguenti:

  • piena proprietà di una femmina.
  • confermata capacità riproduttiva.
  • nascita di una cucciolata viva e iscritta al Libro Genealogico presso l’allevatore che ne fa richiesta.

In parole povere, per poter chiedere l’affisso è necessario essere intestatari di una femmina, fare una cucciolata e dichiararne la nascita al Libro Genealogico. La prassi, in ANFI, prevede che l’affisso venga richiesto contestualmente alla richiesta di pedigree della cucciolata. Le procedure in ANFI prevedono che, per la ratifica dell’affisso (cioè per la sua concessione) sia necessario un controllo, eseguito da personale incaricato – i controllori di affisso e cucciolata – presso l’abitazione del richiedente e, solo a seguito di un parere favorevole riguardo alla tenuta dei gatti, degli spazi e della regolarità della cucciolata, viene emesso l’affisso.

La richiesta di affisso è a pagamento, attualmente la tariffa in vigore in ANFI è di 258 euro.

Dal momento in cui un allevamento ha l’affisso, tutti i cuccioli di quell’allevamento usciranno con il nome di affisso posto prima o dopo il nome dei cuccioli, a seconda delle scelte dell’allevatore.

Ci sono ovviamente delle regole sui nomi di affisso, una su tutte che non può essere più lungo di 15 lettere e che non può ricordare un affisso già rilasciato. Essendo l’ANFI membro della FIFe, le regole valgono per tutti i paesi membri: ne consegue quindi che, quando un allevatore chiede l’affisso, è nel database della FIFe che vengono eseguiti i controlli di “somiglianza”. Se un allevatore italiano vuole chiedere l’affisso “Pinco Pallino” e un allevatore danese ha già registrato l’affisso “dei Pinco Pallino”, verrà considerato troppo somigliante e scartato. Per questo motivo è richiesto all’allevatore di indicare tre nomi possibili tra cui scegliere, ed è caldamente suggerito di visitare il sito della FIFe dove è possibile cercare gli affissi giù ratificati.

Una recente modifica ai regolamenti FIFe prevede che dopo la seconda cucciolata, sia obbligatorio richiedere l’affisso, fino ad allora lasciato volontario da parte dell’allevatore. Un tempo in ANFI le regolamentazioni per richiedere l’affisso erano più restrittive, e non era infrequente vedere molti allevatori di esperienza lavorare senza affisso.

Quello che è comunque importante sottolineare è che l’avere o meno l’affisso non è attualmente una garanzia di alcun tipo in base alla serietà e alla competenza dell’allevatore: come abbiamo visto, la sua concessione è regolamentato da una procedura burocratica e dal pagamento di una tariffa. Il controllo che ANFI esegue in allevamento è importante, ed è una buon discriminante perché l’allevatore con affisso abbia i requisiti minimi da regolamento per poter allevare, ma non è indice di competenze particolari sulla razza o di esperienza. Con questo non voglio dire che i nuovi allevatori siano per forza di cose incompetenti, ma di certo l’avere o meno l’affisso non è indice di particolari credenziali aggiuntive da spendere per promuoversi!

Il passaggio di proprietà del gatto di razza

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Il passaggio di proprietà di un gatto di razza è un documento talvolta sottovalutato, che è però importante alla pari del pedigree. E’ infatti il documento che, a livello ufficiale, sancisce che il gatto che avete comprato in allevamento è vostro. L’avere intestato un gatto di razza vi iscrive automaticamente nel Registro di Proprietari dei Gatti di Razza in Italia gestito dall’ANFI e vi consente anche di:

  • partecipare in esposizione felina con il vostro nome e non sotto il “cappello” dell’allevatore.
  • associarvi ai vari club di razza esistenti in ANFI.
  • iniziare ad allevare.

Come si ottiene questo documento? Ci sono generalmente due vie, entrambe legittime.

Il passaggio lo richiede l’allevatore

Alcuni allevatori (noi siamo tra questi) preferiscono avere il controllo totale dei documenti dei propri cuccioli e quindi richiedono direttamente il passaggio di proprietà per i cuccioli che escono dal loro allevamento. Se il vostro allevatore è uno di questi, aspettatevi di firmare – tra le varie cose che firmate quando andate a ritirare il cucciolo – anche il modulo di passaggio di proprietà.
Sarà poi cura dell’allevatore inviarlo in Ufficio Centrale e, a casa vostra, arriverà il documento di passaggio che attesta che il micio è a tutti gli effetti vostro anche per l’ANFI.
Non vi preoccupate se l’allevatore non invia immediatamente il passaggio: per ragioni squisitamente organizzative, diversi allevatori preferiscono aspettare di avere un certo numero di pratiche e fare quindi un invio – e un pagamento! – unico, per cui è possibile che ci sia da aspettare un po’ prima di avere il documento. Sappiate però che le tariffe cambiano a seconda che il documento sia richiesto entro i 6 mesi dalla cessione o dopo (20 euro contro 60 euro).

Il passaggio lo richiede il proprietario

ANFI prevede la possibilità che sia direttamente il proprietario a inviare il modulo di passaggio e, per incentivare la partecipazione, regala il passaggio di proprietà a chi si iscrive in associazione: di fatto al costo di 26 euro per l’iscrizione, il proprietario ha omaggiate le 20 euro di passaggio del micio. E’ quindi molto conveniente se si desidera far parte dell’associazione, per cui chiedete all’allevatore, se siete interessati, di procedere voi alla richiesta di passaggio di proprietà!

Il passaggio di proprietà è anche un documento fondamentale per l’iscrizione in ANFI di gatti che gli allevatori acquistano. A livello internazionale si chiama transfer ed è un documento obbligatorio da consegnare in ANFI all’atto della registrazione di un gatto importato.

La legislazione italiana e la vendita di gatti di razza, una piccola guida

Gatti e Legge

In questo articolo cerchiamo di spiegare, in modo più semplice possibile, il complesso corpus normativo che è attualmente in vigore in Italia per quanto riguarda l’allevamento e la vendita del gatto di razza.

La Direttiva Europea 91/174/CEE

Il punto di partenza per la normativa italiana è la direttiva 91/174 della Comunità Europea. In quanto direttiva comunitaria, è assimilabile a una “legge quadro”, per cui ogni stato membro dell’Unione deve poi farla propria con appositi dispositivi di legge e regolamenti. Questa direttiva introduce la definizione di animale di razza, che è la seguente:

Ogni animale d’allevamento contemplato nell’allegato II del trattato, i cui scambi non siano ancora stati oggetti di regolamentazione comunitaria zootecnica più specifica e che sia iscritto oppure registrato in un registro o in un libro genealogico tenuto da un’organizzazione o da un’associazione di allevatori riconosciuta

La Legge 30 del 15 gennaio 1991

Questa legge dello Stato Italiano disciplina, tra le altre cose, l’istituzione del libro genealogico per ogni singola specie o razza di interesse zootecnico, con l’introduzione del concetto di valutazione del riproduttore e delle norme a cui devono attenersi i registri anagrafici. In particolare, oltre a definire che il Ministero competente è il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MIPAAF), stabilisce anche la definizione di libro genealogico, che è la seguente:

Per libro genealogico si intende il libro tenuto da una associazione nazionale di allevatori dotata di personalità giuridica o da un ente di diritto pubblico, in cui sono iscritti gli animali riproduttori di una determinata razza con l’indicazione dei loro discendenti e per i quali sono stati effettuati controlli delle abitudini riproduttive

Il Decreto Legislativo n. 529 del 30 dicembre 1992

L’attuazione della direttiva 91/174/CEE. Questo decreto regolamenta di fatto, oltre al recepimento della direttiva, un punto importante, che è la commercializzazione degli animali di razza.

In particolare

[è consentita] la commercializzazione degli stessi animali e dello sperma, degli ovuli e degli embrioni ad essi relativi, secondo le norme stabilite, per ciascuna razza e specie, dai relativi disciplinari dei libri genealogici o dei registri anagrafici, nonché sulla base della apposita certificazione genealogica

Il punto seguente è fondamentale nel nostro viaggio legislativo. Il decreto 529/1992 regolamenta anche i termini di commercializzazione, cioè quali sono i vincoli entro i quali è possibile vendere gli animali di razza:

E’ consentita la commercializzazione di animali di razza di origine nazionale e comunitaria esclusivamente con riferimento a soggetti iscritti ai libri genealogici o registri anagrafici e che risultino accompagnati da apposita certificazione genealogica, rilasciata dall’associazione degli allevatori che detiene il relativo libro genealogico o il registro anagrafico

E’ prevista una sanzione amministrativa per chi non vende un soggetto di razza con il Certificato Genealogico: un’ammenda da 5000 a 30000 euro.

Decreto Ministeriale del 26 luglio 1994

Questo decreto attua l’art. 3 della legge 30, il quale prevede che sia il MIPAAF a stabilire i requisiti che devono possedere le associazioni nazionali di allevatori di specie o razza per poter tenere i libri genealogici. Il Ministero indica che le associazioni devono:

  • Avere personalità giuridica conforme alla legge vigente.
  • Essere regolate da uno statuto che non preveda discriminazioni tra i soci.
  • Essere in possesso di alcuni requisiti tecnico-organizzativi (disponibilità di un patrimonio zootecnico sufficiente a realizzare un programma di miglioramento genetico o di conservazione delle razze, capacità di gestione del libro genealogico e di eseguire controlli, capacità di utilizzare i dati per la realizzazione di programmi di conservazione o miglioramento della razza).

Decreto Ministeriale del 6 agosto 1997

In questo decreto l’ANFI ottiene la personalità giuridica e ne viene approvato lo statuto.

Decreto Ministeriale n. 22790 del 9 giugno 2005

In questo decreto il Ministero assegna all’ANFI la tenuta del Libro genealogico del gatto di razza e, contestualmente, approva il disciplinare del gatto di razza pregiata. E’ il punto di svolta nella legislazione attualmente vigente, da questo momento l’ANFI diventa la tenutaria del Libro Genealogico del gatto di razza in nome e per conto dello Stato Italiano.

Decreto Ministeriale n. 12953 del 13 ottobre 2008

In questo decreto vengono approvati il disciplinare del gatto di razza pregiata a seguito di variazioni e integrazioni, il testo delle norme tecniche del libro genealogico, il testo delle norme tecniche relativo al corpo degli esperti e il testo delle norme tecniche relativo alle mostre ed esposizioni ufficiali del libro genealogico del gatto di razza pregiata.


Siete ancora vivi? Ecco quindi un piccolo riassunto!

  • Tutta la legislazione e i regolamenti che riguardano il gatto di razza in Italia sono di competenza del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.
  • Attraverso l’applicazione di una direttiva comunitaria e di successive integrazioni, il Ministero individua nell’ANFI l’associazione a cui assegnare la gestione del libro genealogico del gatto di razza.
  • Il Ministero approva il corpus di regolamenti dell’ANFI e li fa propri, trasformandoli nel corpus legislativo italiano.

Di fatto, l’allevamento del gatto in Italia è, come quello del cane o degli animali da reddito, disciplinato in modo preciso da leggi e regolamenti a cui chiunque allevi e commercializzi sul suolo italiano deve necessariamente sottostare.
Ecco i principali obblighi che ha un allevatore di gatti italiano:

  • Tutti i cuccioli di razza nati in Italia devono essere registrati nel Libro Genealogico ANFI (che è l’associazione identificata dal Ministero come tenutaria di tale libro), così come tutte le pratiche relative all’allevamento (cessioni, dichiarazioni di nascita)
  • Tutti gli allevatori italiani devono sottostare alle norme tecniche di allevamento e registrazione, che disciplinano in modo esatto “come” deve essere gestito un allevamento di gatti (in termini di spazi, di numero di soggetti, di test genetici, di età dei riproduttori e molte altre cose)
  • Tutti i cuccioli di razza devono essere commercializzati con il pedigree, in particolare il pedigree deve essere consegnato contestualmente, tanto che la legge cita “accompagnati da apposita certificazione genealogica”
  • Tutte le esposizioni ufficiali del libro genealogico del gatto di razza sono identificate come le esposizioni ANFI o meglio: l’ANFI, in quanto tenutaria del libro genealogico, è l’unico ente che può organizzare esposizioni feline di gatti di razza che, per definizione, sono solo ed esclusivamente quei gatti che sono in possesso di una registrazione presso il Libro Genealogico del gatto di razza pregiata. Le esposizioni ANFI sono le uniche che possono apporre la dicitura di “manifestazione ufficiale”.

E le altre associazioni feline in Italia? 

Nel mondo felino italiano è in atto una querelle da quando sono stati approvati i disciplinari e da quando – di fatto – l’ANFI è diventata l’unica associazione felina italiana ad avere diritto di emissione di pedigree legalmente validi e di organizzare mostre ed esposizioni di gatti di razza in Italia. Le altre associazioni si sono sentite bollare come “illegali”, e i loro pedigree sono stati dichiarati “carta straccia” praticamente da un giorno all’altro.
E’ girata molta disinformazione in merito alla questione sia in ANFI che fuori dall’ANFI e questo ha contribuito a complicare i rapporti tra tutte le associazioni italiane e a proporre soluzioni fantasiose o ai limiti della legalità per continuare a sopravvivere. Eh sì, perché l’applicazione della normativa di fatto mette le altre associazioni italiane in una posizione molto scomoda, perché tecnicamente non possono più emettere documenti di registrazione genealogica a qualunque titolo (può farlo solo ANFI) e non possono più nemmeno organizzare esposizioni feline di gatti di  razza: i gatti “di razza” sono solo quelli in possesso del certificato genealogico emesso dall’ANFI (così come dice la legge) e solo ANFI può organizzare manifestazioni ufficiali in questo senso.

Attualmente alcune associazioni non stanno più di fatto lavorando, hanno perso moltissimi soci che hanno preferito la migrazione in ANFI per semplicità di gestione e per paura di eventuali controlli; altre “resistono” (non posso dire per quanto) e alcuni soci “ribelli” utilizzano la possibilità data dall’ANFI di registrare le pratiche – e quindi di essere in regola – anche se non si è soci: in questo modo emettono pedigree legali ma continuano a frequentare e a vivere un’altra associazione che è di loro maggior gusto.

Non prevedo futuro roseo per tutte le altre associazioni feline in Italia anzi, secondo il mio parere andranno purtroppo a morire. Dico purtroppo perché, nonostante personalmente abbia scelto di entrare in ANFI anche per essere in regola con i documenti dei miei gatti e cuccioli, ritengo comunque che sia necessaria una pluralità di voci e di opportunità nel mondo felino, che altrimenti rischia di chiudersi su se stesso e di non crescere mai come movimento. Solo con il confronto si cresce, questo vale per noi allevatori ma vale altrettanto per le associazioni che, ricordiamolo sempre, sono fatte di persone. Perdere delle voci “fuori dal coro” e dei modi di vivere la felina diverse dall’ANFI è negativo, per forza di cose, perché si perde un diverso modo di vedere le cose e un diverso approccio che invece può e deve essere mantenuto.

E io che compro un gatto di razza, cosa devo controllare? 

Controllate sempre che il pedigree sia emesso dall’ANFI, e chiedete – prima di comprare il cucciolo – se l’allevatore emette i documenti a norma di legge. Ricordatevi che un allevatore che emette pedigree non ANFI sta compiendo un illecito amministrativo (perché non è un reato, è un illecito) e che può essere sanzionato.

Approfondimenti

Le associazioni feline

gatto

Nel complesso mondo dell’allevamento felino c’è sicuramente una scelta da fare, che sembrerà banale ma non lo è: l’associazione felina a cui appartenere.

Ma a cosa serve?

Le associazioni feline hanno come scopo primario quello della diffusione e della tutela del gatto di razza: promuovono iniziative sul territorio (una su tutte le esposizioni feline!), possono organizzare convegni e seminari, consentono di fare “vita sociale” e cioè di venire a contatto con altri allevatori e appassionati per scambi di idee e conoscenze (anche attraverso i Club di razza). Ma soprattutto sono le uniche figure abilitate all’emissione dei pedigree e alla gestione dei “nomi” di allevamento, gli affissi. E’ tramite l’ufficio del Libro Origini che si espletano tutte le pratiche relative ai cuccioli (denuncia di nascita, richiesta di pedigree) e ai gatti (importazione di nuovi soggetti, cessioni).

Solitamente le associazioni feline presenti in Italia fanno capo ad altre associazioni sovrannazionali, di cui sono la rappresentanza locale: molte di queste “super-associazioni” sono divise in “club”, uno o più per paese (a seconda dei regolamenti interni) e, a loro volta, i club locali possono essere divisi in sezioni. Queste grandi associazioni sono tutte riunite nel WCC (Word Cat Congress), una “associazione di associazioni” che ha lo scopo di armonizzare il lavoro dei membri.

In Europa le associazioni più presenti sono:

FIFe, Fédération Internationale Féline, di cui l’Italia è cofondatrice, nasce nel 1950 con la prima General Assembly, che diventerà poi un evento annuale. E’ presente in moltissimi stati, soprattutto Europei, e domina la Scandinavia (moltissimi allevatori nordici sono iscritti in FIFe). Organizza una volta l’anno un importantissimo show chiamato Word Winner Show, dove i gatti vincitori possono fregiarsi dell’ambito titolo di Word Winner. La FIFe è un’associazione di associazioni e ammette un solo membro per paese.

WCF, Word Cat Federation, nasce in Germania (dove è ufficialmente registrata) e conta più di 500 club affiliati. E’ molto presente nella sua nazione di origine ma con gli anni si è diffusa sia in Europa che nel mondo. Una particolarità di WCF, che come FIFe è un’associazione di associazioni, è che consente a un paese di avere più di un club membro. Il WCF organizza spesso delle Mondiali, esposizioni dove è possibile ottenere il titolo di Word Champion.

Sono note anche le associazioni TICA (The International Cat Association) e CFA (The Cat Fanciers’ Association) molto popolari negli USA, meno in Europa. TICA e CFA hanno un sistema molto diverso da FIFe e WCF, sia per la gestione dei libri origini che soprattutto per la conduzione degli show.

E in Italia? Ecco un elenco delle associazioni feline presenti attualmente sul territorio:

  • ANFI – Associazione Nazionale Felina Italiana, membro della FIFe e, attualmente, unica associazione riconosciuta dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali e tenutaria del Libro Genealogico del Gatto di Razza.
  • AFeF – Associazioni Feline Federate, membro del WCF.
  • FIAF – Federazione Italiana Associazioni Feline – membro del WCF.
  • AGI – Associazione Gatti d’Italia – membro del WCF.
  • Serenissima Cat Club – membro del WCF.
  • AFI – Associazione Felina Italiana – membro del WCF.
  • Il Golfo dei Poeti Cat Club – affiliato a CFA.

Quale scegliere? Ecco alcuni consigli:

  • spesso ci si associa perché “la mia amica è socia lì” oppure perché “il gatto che ho preso viene da lì”. Può essere giusto oppure no: le associazioni sono fatte di persone e di dinamiche, bisogna trovare quella giusta per la propria dimensione umana e di allevamento!
  • non tutte le associazioni riconoscono la razza che stiamo allevando o il colore che vogliamo portare avanti: informiamoci PRIMA di iscriverci se ci sono questi vincoli.
  • leggiamo BENE il sito dell’associazione, soprattutto il codice etico e i regolamenti di allevamento
  • frequentiamo qualche loro esposizione, così da conoscere di persona i membri del direttivo e da farci un’idea di “che aria tira”.
  • verifichiamo anche se ci sono altri allevatori della nostra razza con i quali sarà possibile fare conoscenza e magari amicizia (per esempio durante le esposizioni) e verifichiamo inoltre se ci sono club di razza attivi.
  • controlliamo le tariffe, le procedure per le pratiche e tutto quello che è “burocrazia” prima di iscriverci, per non avere sorprese dopo.

Se poi ci accorgiamo di aver sbagliato, che l’associazione scelta non fa per noi… si fa sempre in tempo a cambiare!