Cosa deve (o dovrebbe) garantirvi un allevatore?

Cuccioli di razza

E’ spesso la distizione tra chi è un allevatore serio e chi non lo è: le garanzie. Partendo dal presupposto che stiamo sempre parlando di “cose vive” e quindi non è possibile dare alcuna garanzia in senso assoluto del termine (tipo “non si ammalerà mai” oppure “vivrà almeno 15 anni” – e purtroppo alcuni colleghi sedicenti allevatori cedono cuccioli dicendo queste esatte parole…), è possibile però circoscrivere l’ambito entro il quale i cuccioli possono essere in qualche modo “garantiti” dall’allevatore.

Le garanzie che può (e deve darvi!) un allevatore

  • che il cucciolo sia cresciuto in casa, in un ambiente sano, pulito e senza costrizioni di alcun tipo (quindi niente gabbie!).
  • che il cucciolo sia stato vaccinato due volte (prima vaccinazione trivalente e richiamo).
  • che il cucciolo sia stato sverminato oppure gli sia stato fatto un esame delle feci atto a stabilire assenza di parassitosi.
  • che il cucciolo, prima della cessione, sia visitato dal veterinario dell’allevamento che ne attesti la buona salute e l’idoneità al cambio casa.
  • che il cucciolo sia ceduto con tutti i suoi documenti in regola, che sono il libretto sanitario dove siano riportate le vaccinazioni, le sverminazioni e tutti gli eventuali altri trattamenti che ha ricevuto, il pedigree, indicazioni sulle modalità di passaggio di proprietà. Questo è il minimo.
  • che il cucciolo sia stato svezzato e alimentato con cibo adeguato alla sua crescita e all’apporto calorico e nutrizionale necessario per un corretto sviluppo.
  • che i genitori del cucciolo siano sani, testati per le patologie della razza. Alcuni allevatori esibiscono i test alle aspiranti famiglie, altri consegnano direttamente la copia dei vari test. L’importante è che siano eseguiti e che l’allevatore sia disponibile a mostrarli subito, e vi posso garantire che chi testa regolarmente, lo dice senza bisogno che glielo si chieda!
  • che il cucciolo sia stato correttamente socializzato, che sia stato esposto con criterio e cognizione di causa a tutti gli stimoli e le situazioni atti a fargli sviluppare il carattere corretto che la sua razza dovrebbe avere. Se un cucciolo è spaventato – e può capitare – l’allevatore deve essere in grado di spiegare perché quel particolare cucciolo non è caratterialmente come gli altri e dovrebbe avere la correttezza di non proporvelo (con tutte le variazioni e i casi particolari che questa affermazione porta con sè!)
  • che il cucciolo sia un buon rappresentante della sua razza. Pensare che a un allevatore nascano solo campioni è utopico, il cucciolo “bruttino” può succedere e succede più spesso di quanto si creda. L’importante è la chiarezza e l’onestà di intenti: se cercate un cucciolo da portare in esposizione, siate chiari voi nel chiederlo e pretendete chiarezza da parte dell’allevatore quando vi propone il suo “campioncino”!
  • che l’allevatore stesso sia socio di un’associazione felina riconosciuta, che emetta documenti in regola e che mostri di conoscere i meccanismi che regolano la sua stessa associazione.
  • ultimo punto, ma non ultimo – anzi forse il più importante di tutti! – che l’allevatore sia disponibile a seguirvi dal giorno in cui il cucciolo lascia la sua casa e per tutta la sua vita, consigliandovi e aiutandovi nella corretta gestione del micio da tutti i punti di vista, sia comportamentali che sanitari o di semplice gestione quotidiana.

Questo è veramente il minimo sindacale che un allevatore può e deve garantire per ognuno dei cuccioli che escono dal suo allevamento. Se questi punti sono rispettati, potete iniziare a pensare veramente di avere davanti un esemplare raro e quasi in via di estinzione, l’allevatore serio(*)!

(*) Scherzo ovviamente, di allevatori seri e preparati ce ne sono molti per fortuna, ma altrettanti sono gli improvvisati, quelli che pensano sia un gioco e la categoria più pericolosa, gli sfruttatori. Il segreto è informarsi, tenere gli occhi aperti, sapere cosa guardare, cosa chiedere e cosa soprattutto deve farvi scattare un campanello d’allarme!

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I test genetici obbligatori per i gatti di razza

Tratto dal regolamento ANFI:

“Dal 01.01.2011 non verranno più iscritte al Libro Genealogico cucciolate i cui genitori siano privi dei test di seguito indicati”
(Decreto Ministeriale n. 29634 del 21 settembre 2010)

Quali sono questi test? Li troviamo elencati nell’allegato B delle Norme Tecniche del Disciplinare del Libro Genealogico del Gatto di Razza, Regolamento di Allevamento e Registrazione, qui il link al PDF del regolamento sul sito ANFI.

PER/EXO (Persiano ed Esotico) Feline polycystic kidney disease (PKD1), valido anche per razze nella cui selezione sono stati utilizzati PER e/o EXO
MCO (Maine Coon) Hypertrophic cardiomyopathy (HCM1). Per i soggetti negativi al test genetico è obbligatorio un ecocardio annuale.
NFO (Norvegese delle Foreste)
Glycogen storage disease type IV (GSD IV)
RAG (Ragdoll) Hypertrophic cardiomyopathy (MyBPC3)
ABY/SOM (Abissini e Somali) Pyruvate Kinase Deficiency (PK‐Def)
ABY/SOM/OCI (Abissini, Somali e Ocicat) Progressive Retinal Athropy (rdAc‐PRA)
KOR (Korat)
Ganglosidiosis (GM1/GALB e GM2/HEXB)

Per sapere quali sono i laboratori che testano i gatti per queste patologie, ecco un articolo che può esservi utile.

Testate i vostri gatti e pretendete, quando li acquistate, che siano testati. Informatevi, leggete, chiedete, ma non comprate a scatola chiusa, niente è più importante della salute del vostro nuovo amico peloso!

Lo standard di razza, questo sconosciuto!

Per capire cosa sia lo standard di razza è perché sia così importante nella selezione dei nostri amici felini non c’è nulla di meglio che fare un esempio pratico: ecco lo standard per il Norvegese delle Foreste nell’associazione FIFe.

Morfologia

Aspetto generale Taglia grande
Testa A forma di triangolo equilatero, con una buona altezza quando visto di profilo. Fronte leggermente arrotondata, con profilo dritto e lungo senza interruzioni (senza “stop”). Mento forte.
Orecchie Grandi, larghe alla base, appuntite, con ciuffi di pelo (“tuft”) simili a quelli della lince e lunghi peli che escono in modo visibile dall’interno dell’orecchio. Alte e aperte, in modo tale che le linee esterne dell’orecchio prolunghino le linee della testa fino al mento.
Occhi Grandi e ovali, ben aperti, piazzati in modo leggermente obliquo. Espressione attenta. Tutti i colori sono ammessi e non c’è nessuna correlazione tra colore degli occhi e colore del mantello.
Corpo Lungo, di solida struttura muscolare e ossea.
Zampe Alte e forti, le posteriori più lunghe delle anteriori. Piedi grandi, tondi in proporzione con le zampe.
Coda Lunga e folta, deve arrivare almeno sino alle spalle, ma preferibilmente sino al collo.
Mantello Semilungo. Il sottopelo lanoso è coperto dal pelo superiore, che è composto da un pelo protettivo (“guard hair”) idrorepellente, grezzo, lungo e lucido, che copre la schiena e i fianchi. Un gatto in pieno pelo ha un’appariscente gorgiera, un fitto collare e “calzoncini”.Tutti i colori sono ammessi, comprese le varietà con bianco, ad eccezione dei disegni pointed e dei colori: chocolate, cinnamon, lilac e fawn. E’ ammesso il colore bianco in qualunque quantità (es: fiamma bianca, medaglione bianco, bianco sul petto, sul ventre o sulle zampe).
Osservazioni
  • La maturazione di questa razza, abbastanza lenta, dovrebbe essere tenuta in considerazione
  • I maschi maturi possono avere una testa più larga delle femmine
  • Il mantello viene valutato principalmente per la sua tessitura e qualità
  • La lunghezza del pelo e la densità del sottopelo varia in funzione delle stagioni
  • I cuccioli possono giungere fino all’età di sei mesi prima di sviluppare i peli di protezione
Difetti
  • Gatti troppo piccoli o dalla struttura esile
  • Testa rotonda o quadrata
  • Profilo con interruzioni (“stop”)
  • Orecchie piccole/piazzate troppo distanti tra loro/troppo vicine tra loro
  • Zampe corte/esili
  • Coda corta
  • Pelo secco, con grumi di nodi o eccessivamente serico

Notiamo che il gatto è ben definito in molte sue caratteristiche. Si parla di come deve essere la testa (triangolo equilatero di buona altezza, profilo dritto, mento forte), della taglia grande e del corpo robusto, si pone enfasi sul tipo di pelo (idrorepellente, con “guardhair” e gorgiera) e si definiscono anche i difetti principali, che in linea teorica sono quelli da evitare quando si sceglie un gatto o un cucciolo.

Insieme alla specifica dello standard bisogna però anche capire quanto e come certe caratteristiche sono valutate e qui ci viene in aiuto l’indispensabile scala dei punti: fatto un punteggio di 100, sono assegnati dei punti in base alle caratteristiche principali della razza. Esaminando la scala dei punti si può capire cosa è davvero importante nella selezione e cosa meno (ma, e gli allevatori lo sanno bene, in realtà è tutto importante!).
Ecco la scala dei punti per il Norvegese delle Foreste:

Testa: Forma generale, fronte, naso, profilo, mascella inferiore e dentatura, mento 20 punti
Orecchie: Forma, dimensioni e piazzamento 10 punti
Occhi: Forma, espressione
5 punti
Corpo: Forma, taglia, struttura ossea, zampe, forma dei piedi 25 punti
Coda: lunghezza e forma 10 punti
Mantello:
Qualità, tessitura e lunghezza
Colore e disegno (“pattern”)

20 punti
5 punti
Condizione
5 punti
Totale 100 punti

Iniziamo a capire qualcosa di più: la percentuale maggiore di punti è assegnata al corpo (25 punti), al mantello (20 punti più cinque di colore e disegno) e alla testa, mentre per esempio agli occhi sono assegnati 5 punti.

Qualcosa però ancora non torna: perché non viene specificato meglio come devono essere le orecchie? Aperte quanto? E quando sono “troppo vicine”? E il mento? Cosa vuol dire “forte”, in che senso? Perché non mettono dei disegni?! Sarebbe tutto molto più semplice!!

E’ vero… sarebbe più semplice ma non è questo lo scopo dello standard. La “vaghezza” con cui sono indicate certe caratteristiche fa parte del fatto che non siamo costruendo una casa, stiamo allevando gatti. Non è pensabile girare con un metro per misurare di quanti centimetri dev’essere la coda oppure con un goniometro per calcolare i gradi di apertura delle orecchie. Non è questo il senso delle codifiche di standard delle razze.  Lo standard non è un punto di arrivo, è piuttosto un punto di partenza che gli allevatori devono sempre tenere a mente e dal quale non si possono scostare più di tanto, ma è anche uno strumento che ci dà margini di manovra, più o meno ampi, per lavorare su certe caratteristiche, affinarle, “estremizzarle”, recuperarle, migliorarle, insomma… tutto quel lavoro che chiamiamo selezione.

Qualche consiglio:

  • imparate a memoria lo standard di razza e la scala dei punti
  • imparate a vedere le caratteristiche scritte sullo standard nei vostri gatti e in quelli degli altri (e siate critici, soprattutto con i vostri)
  • ascoltate quello che dicono i giudici in esposizione, sia sui vostri gatti che sugli altri. Magari fate l’assistente al giudice (steward), si impara tantissimo!
  • si impara anche dalle altre razze, leggete gli altri standard di razza e confrontatelo con il vostro
  • se avete dubbi su qualche caratteristica che non capite, chiedete: ai club di razza, ad allevatori esperti, ai giudici. Chiedete, chiedete, chiedete, non abbiate paura!
  • una volta che avete imparato tutto questo… dimenticatelo! La selezione non si fa solo con i centimetri e i menti forti 🙂 bisogna sviluppare un gusto estetico personale e una chiara visione del proprio gatto ideale da inseguire… nel tempo, con tanta pazienza e tantissimo impegno!

Compagnia, riproduzione, esposizione: quale scelgo?

kittens

Spesso capita di sentirsi dire da un allevatore “questo cucciolo è da compagnia” oppure “non posso venderlo da expo perché…”

Cosa significano queste locuzioni? Cerchiamo di spiegarlo meglio:

Cucciolo da compagnia: è definito tale il cucciolo che, benché sia un degno rappresentante della razza, ha però qualche difetto che gli preclude la carriera espositiva e/o riproduttiva. Questi difetti possono essere sia estetici (se in una razza è richiesto il guantaggio delle zampe, come nel caso del Sacro di Birmania, può essere definito da compagnia un cucciolo che non ha il guantaggio perfetto) oppure fisici, come la presenza del nodo alla coda (kink tail, un difetto di saldatura di due vertebre solitamente avvertibile alla fine della coda) oppure ancora essere portatore sano di una certa patologia. Ci sono casi dove è possibile trovare sul pedigree del cucciolo la dicitura NFB, acronimo per “not for breeding”. E’ l’anglicismo per “cucciolo da compagnia”. Generalmente è richiesto che il cucciolo da compagnia sia sterilizzato all’età idonea, se non consegnato direttamente sterilizzato per le razze per cui è indicata la sterilizzazione precoce.
A volte capita che l’allevatore sia obbligato a cedere cuccioli di un certo accoppiamento da compagnia perché ha dei vincoli contrattuali da rispettare: molto frequente è il caso di cucciolo nato da “monta esterna” (cioè l’allevatore ha chiesto di poter usare un maschio che non fa parte dell’allevamento). In questi casi solitamente l’allevatore è l’unico ad avere il diritto di tenere per sé un cucciolo ma ha l’obbligo di cedere il resto da compagnia.

Cucciolo da riproduzione: in questo caso il cucciolo è considerato non solo un valido rappresentante della razza ma viene giudicato interessante e utile il suo inserimento in un programma di allevamento. E’ possibile, e nemmeno tanto infrequente, che i cuccioli da riproduzione vengano ceduti “con contratto chiuso”, detto anche “con vincolo”. Un esempio? Un maschio nato in Svezia viene venduto in Germania con la clausola che nessun figlio maschio di questo gatto (prima generazione) venga venduto in Svezia.

Cucciolo da esposizione: è il cucciolo che viene generalmente considerato “perfetto” per poter concorrere in esposizione (anche se nessun allevatore può ragionevolmente garantire i risultati in expo di un suo cucciolo!). Non ha difetti di standard anzi, ha qualche caratteristica veramente pregiata, per esempio un particolare colore di occhi oppure una certa disposizione del colore o forma della testa tale da renderlo “irresistibile” per il palco delle esposizioni.

Non tutti gli allevatori applicano la distinzione nelle tre categorie: ci sono allevatori che cedono cuccioli da compagnia e da riproduzione e altri anche da esposizione. Dipende da tante cose: dalla razza, dal livello dei cuccioli, dal “prestigio” delle linee di sangue. E’ vero però che la maggior parte degli allevatori fa una differenza di prezzo tra compagnia, riproduzione ed esposizione, collocando i cuccioli da expo nella fascia più alta.

Quale scegliere quindi?
Se volete un cucciolo che rimarrà a poltrire sul vostro divano e non avete velleità da allevatori o da espositori allora la scelta è verso il cucciolo da compagnia. Ma se vi va di iniziare a frequentare le esposizioni con il vostro nuovo amico oppure addirittura volete intraprendere la “carriera” di allevatore…