E’ lecito registrare i cuccioli all’estero?

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Una nostra lettrice ci pone un interessante quesito a proposito della normativa riguardante l’allevamento felino in Italia.

Ma un allevatore italiano può fare pratiche all’estero?

Questa domanda non è nuova, è girata spesso negli ambienti felini ed è stata considerata per molto tempo una “soluzione” per chi, pur allevando in Italia, non voleva (e tutt’ora non vuole) legarsi all’ANFI per varie ragioni: pregressi, antipatie, diverse visioni o semplice gusto personale.

Ecco il ragionamento che viene fatto dagli allevatori che vogliono stare in FIFe ma non in ANFI:

  • Il corpus normativo in vigore attualmente in Italia per l’allevamento deriva, in primis, da una direttiva comunitaria che delega agli stati membri dell’UE la regolamentazione in merito alla produzione felinotecnica nazionale.
  • L’Italia, applicando la legge, ha riconosciuto i regolamenti dell’ANFI come validi e coerenti, e li ha dichiarati idonei a diventare “de facto” le linee guida dell’allevamento del gatto entro i confini nazionali.
  • Ma i regolamenti ANFI altro non sono che i regolamenti FIFe, perché l’ANFI è un club nazionale della FIFe e quindi ne eredita i relativi disciplinari.
  • Quindi, se i miei pedigree sono emessi in FIFe va da sé che sono emessi entro gli stessi regolamenti dell’ANFI e quindi nei regolamenti nazionali. E quindi sono validi, lo dimostra anche il fatto che se importo un gatto FIFe non devo fare altro che inviare il pedigree e il transfer in Ufficio Centrale e il gatto viene registrato.
  • Meglio ancora se trovo un paese che ha fatto lo stesso percorso dell’Italia nel riconoscimento di un’associazione nazionale come detentrice del Libro Genealogico: essendo la legge originaria valida per tutti i membri dell’UE, se uno stato ha adottato la stessa procedura  italiana, i pedigree emessi da quello stato devono essere mutuamente riconosciuti anche dall’Italia, e quindi dall’ANFI.

Apparentemente non c’è nulla di sbagliato in questo ragionamento e di fatto alcuni allevatori lo hanno adottato. Peccato però che il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MIPAAF), cioè il nostro referente governativo per la felina, ha emesso un parere in merito proprio a questo punto (si veda il Parere Ministeriale del 1/10/2009) In particolare, in riferimento all’ANFI, il parere recita:

Nel nostro paese codesta associazione è l’unica, allo stato attuale, riconosciuta ed autorizzata a gestire il libro genealogico al quale deve essere iscritta la produzione felina nazionale di razza. Non possono essere consentite iscrizioni ad altri libri genealogici di animali allevati in Italia senza che sia avvenuto l’effettivo spostamento degli animali in altri paesi. La residenza del proprietario/allevatore degli animali è ininfluente: ciò che conta è la sede dell’allevamento. Anche perché verifiche e controlli non possono che essere attuati in Italia da parte di una organizzazione nazionale riconosciuta sotto la vigilanza di questo Ministero. Né, tantomeno, può essere una organizzazione non nazionale ad autorizzare il passaggio virtuale di un allevatore da un libro all’altro.

Questo parere, che di fatto è l’indirizzo ufficiale interpretativo del MIPAAF in merito, sancisce due cose importanti:

  • Se un allevamento è in Italia deve registrare i gatti e i cuccioli in ANFI.
  • Nessuno vieta la doppia o tripla associazione né la registrazione del gatto già registrato in ANFI in altri circuiti, per esempio il WCF, il CFA o la TICA. Ma prima di tutto il gatto/cucciolo deve essere in possesso del certificato genealogico ANFI.

Quindi, per tornare alla domanda della nostra amica lettrice: si, un allevamento può fare le pratiche all’estero, in Europa o in USA o dove gli pare, ma prima di tutto deve avere la documentazione in regola in ANFI. Quindi registrare tutte le cucciolate, richiedere i pedigree per ogni cucciolo, registrare i passaggi di proprietà e gestire i riproduttori. Posto questo, può fare quello che vuole, ma dopo.

Per ragioni strettamente legate anche al tipo di razza che si alleva, può essere importante far concorrere il proprio gatto per esempio nel circuito CFA e quindi registrarlo con un pedigree CFA in modo da poterlo esporre e “grandarlo” (cioè fargli fare titoli) in quella tipologia di esposizioni, ma non è possibile, se il gatto è nato in Italia, omettere il passaggio di registrazione ed emissione del pedigree in ANFI. Una volta disbrigate le pratiche ANFI, chiaramente l’allevatore potrà decidere di iscrivere la cucciolata e richiedere anche un pedigree CFA che gli potrà essere più spendibile su quel circuito, secondo le sue esigenze di selezione e di collaborazione con altri allevatori.

La legislazione italiana e la vendita di gatti di razza, una piccola guida

Gatti e Legge

In questo articolo cerchiamo di spiegare, in modo più semplice possibile, il complesso corpus normativo che è attualmente in vigore in Italia per quanto riguarda l’allevamento e la vendita del gatto di razza.

La Direttiva Europea 91/174/CEE

Il punto di partenza per la normativa italiana è la direttiva 91/174 della Comunità Europea. In quanto direttiva comunitaria, è assimilabile a una “legge quadro”, per cui ogni stato membro dell’Unione deve poi farla propria con appositi dispositivi di legge e regolamenti. Questa direttiva introduce la definizione di animale di razza, che è la seguente:

Ogni animale d’allevamento contemplato nell’allegato II del trattato, i cui scambi non siano ancora stati oggetti di regolamentazione comunitaria zootecnica più specifica e che sia iscritto oppure registrato in un registro o in un libro genealogico tenuto da un’organizzazione o da un’associazione di allevatori riconosciuta

La Legge 30 del 15 gennaio 1991

Questa legge dello Stato Italiano disciplina, tra le altre cose, l’istituzione del libro genealogico per ogni singola specie o razza di interesse zootecnico, con l’introduzione del concetto di valutazione del riproduttore e delle norme a cui devono attenersi i registri anagrafici. In particolare, oltre a definire che il Ministero competente è il Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (MIPAAF), stabilisce anche la definizione di libro genealogico, che è la seguente:

Per libro genealogico si intende il libro tenuto da una associazione nazionale di allevatori dotata di personalità giuridica o da un ente di diritto pubblico, in cui sono iscritti gli animali riproduttori di una determinata razza con l’indicazione dei loro discendenti e per i quali sono stati effettuati controlli delle abitudini riproduttive

Il Decreto Legislativo n. 529 del 30 dicembre 1992

L’attuazione della direttiva 91/174/CEE. Questo decreto regolamenta di fatto, oltre al recepimento della direttiva, un punto importante, che è la commercializzazione degli animali di razza.

In particolare

[è consentita] la commercializzazione degli stessi animali e dello sperma, degli ovuli e degli embrioni ad essi relativi, secondo le norme stabilite, per ciascuna razza e specie, dai relativi disciplinari dei libri genealogici o dei registri anagrafici, nonché sulla base della apposita certificazione genealogica

Il punto seguente è fondamentale nel nostro viaggio legislativo. Il decreto 529/1992 regolamenta anche i termini di commercializzazione, cioè quali sono i vincoli entro i quali è possibile vendere gli animali di razza:

E’ consentita la commercializzazione di animali di razza di origine nazionale e comunitaria esclusivamente con riferimento a soggetti iscritti ai libri genealogici o registri anagrafici e che risultino accompagnati da apposita certificazione genealogica, rilasciata dall’associazione degli allevatori che detiene il relativo libro genealogico o il registro anagrafico

E’ prevista una sanzione amministrativa per chi non vende un soggetto di razza con il Certificato Genealogico: un’ammenda da 5000 a 30000 euro.

Decreto Ministeriale del 26 luglio 1994

Questo decreto attua l’art. 3 della legge 30, il quale prevede che sia il MIPAAF a stabilire i requisiti che devono possedere le associazioni nazionali di allevatori di specie o razza per poter tenere i libri genealogici. Il Ministero indica che le associazioni devono:

  • Avere personalità giuridica conforme alla legge vigente.
  • Essere regolate da uno statuto che non preveda discriminazioni tra i soci.
  • Essere in possesso di alcuni requisiti tecnico-organizzativi (disponibilità di un patrimonio zootecnico sufficiente a realizzare un programma di miglioramento genetico o di conservazione delle razze, capacità di gestione del libro genealogico e di eseguire controlli, capacità di utilizzare i dati per la realizzazione di programmi di conservazione o miglioramento della razza).

Decreto Ministeriale del 6 agosto 1997

In questo decreto l’ANFI ottiene la personalità giuridica e ne viene approvato lo statuto.

Decreto Ministeriale n. 22790 del 9 giugno 2005

In questo decreto il Ministero assegna all’ANFI la tenuta del Libro genealogico del gatto di razza e, contestualmente, approva il disciplinare del gatto di razza pregiata. E’ il punto di svolta nella legislazione attualmente vigente, da questo momento l’ANFI diventa la tenutaria del Libro Genealogico del gatto di razza in nome e per conto dello Stato Italiano.

Decreto Ministeriale n. 12953 del 13 ottobre 2008

In questo decreto vengono approvati il disciplinare del gatto di razza pregiata a seguito di variazioni e integrazioni, il testo delle norme tecniche del libro genealogico, il testo delle norme tecniche relativo al corpo degli esperti e il testo delle norme tecniche relativo alle mostre ed esposizioni ufficiali del libro genealogico del gatto di razza pregiata.


Siete ancora vivi? Ecco quindi un piccolo riassunto!

  • Tutta la legislazione e i regolamenti che riguardano il gatto di razza in Italia sono di competenza del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali.
  • Attraverso l’applicazione di una direttiva comunitaria e di successive integrazioni, il Ministero individua nell’ANFI l’associazione a cui assegnare la gestione del libro genealogico del gatto di razza.
  • Il Ministero approva il corpus di regolamenti dell’ANFI e li fa propri, trasformandoli nel corpus legislativo italiano.

Di fatto, l’allevamento del gatto in Italia è, come quello del cane o degli animali da reddito, disciplinato in modo preciso da leggi e regolamenti a cui chiunque allevi e commercializzi sul suolo italiano deve necessariamente sottostare.
Ecco i principali obblighi che ha un allevatore di gatti italiano:

  • Tutti i cuccioli di razza nati in Italia devono essere registrati nel Libro Genealogico ANFI (che è l’associazione identificata dal Ministero come tenutaria di tale libro), così come tutte le pratiche relative all’allevamento (cessioni, dichiarazioni di nascita)
  • Tutti gli allevatori italiani devono sottostare alle norme tecniche di allevamento e registrazione, che disciplinano in modo esatto “come” deve essere gestito un allevamento di gatti (in termini di spazi, di numero di soggetti, di test genetici, di età dei riproduttori e molte altre cose)
  • Tutti i cuccioli di razza devono essere commercializzati con il pedigree, in particolare il pedigree deve essere consegnato contestualmente, tanto che la legge cita “accompagnati da apposita certificazione genealogica”
  • Tutte le esposizioni ufficiali del libro genealogico del gatto di razza sono identificate come le esposizioni ANFI o meglio: l’ANFI, in quanto tenutaria del libro genealogico, è l’unico ente che può organizzare esposizioni feline di gatti di razza che, per definizione, sono solo ed esclusivamente quei gatti che sono in possesso di una registrazione presso il Libro Genealogico del gatto di razza pregiata. Le esposizioni ANFI sono le uniche che possono apporre la dicitura di “manifestazione ufficiale”.

E le altre associazioni feline in Italia? 

Nel mondo felino italiano è in atto una querelle da quando sono stati approvati i disciplinari e da quando – di fatto – l’ANFI è diventata l’unica associazione felina italiana ad avere diritto di emissione di pedigree legalmente validi e di organizzare mostre ed esposizioni di gatti di razza in Italia. Le altre associazioni si sono sentite bollare come “illegali”, e i loro pedigree sono stati dichiarati “carta straccia” praticamente da un giorno all’altro.
E’ girata molta disinformazione in merito alla questione sia in ANFI che fuori dall’ANFI e questo ha contribuito a complicare i rapporti tra tutte le associazioni italiane e a proporre soluzioni fantasiose o ai limiti della legalità per continuare a sopravvivere. Eh sì, perché l’applicazione della normativa di fatto mette le altre associazioni italiane in una posizione molto scomoda, perché tecnicamente non possono più emettere documenti di registrazione genealogica a qualunque titolo (può farlo solo ANFI) e non possono più nemmeno organizzare esposizioni feline di gatti di  razza: i gatti “di razza” sono solo quelli in possesso del certificato genealogico emesso dall’ANFI (così come dice la legge) e solo ANFI può organizzare manifestazioni ufficiali in questo senso.

Attualmente alcune associazioni non stanno più di fatto lavorando, hanno perso moltissimi soci che hanno preferito la migrazione in ANFI per semplicità di gestione e per paura di eventuali controlli; altre “resistono” (non posso dire per quanto) e alcuni soci “ribelli” utilizzano la possibilità data dall’ANFI di registrare le pratiche – e quindi di essere in regola – anche se non si è soci: in questo modo emettono pedigree legali ma continuano a frequentare e a vivere un’altra associazione che è di loro maggior gusto.

Non prevedo futuro roseo per tutte le altre associazioni feline in Italia anzi, secondo il mio parere andranno purtroppo a morire. Dico purtroppo perché, nonostante personalmente abbia scelto di entrare in ANFI anche per essere in regola con i documenti dei miei gatti e cuccioli, ritengo comunque che sia necessaria una pluralità di voci e di opportunità nel mondo felino, che altrimenti rischia di chiudersi su se stesso e di non crescere mai come movimento. Solo con il confronto si cresce, questo vale per noi allevatori ma vale altrettanto per le associazioni che, ricordiamolo sempre, sono fatte di persone. Perdere delle voci “fuori dal coro” e dei modi di vivere la felina diverse dall’ANFI è negativo, per forza di cose, perché si perde un diverso modo di vedere le cose e un diverso approccio che invece può e deve essere mantenuto.

E io che compro un gatto di razza, cosa devo controllare? 

Controllate sempre che il pedigree sia emesso dall’ANFI, e chiedete – prima di comprare il cucciolo – se l’allevatore emette i documenti a norma di legge. Ricordatevi che un allevatore che emette pedigree non ANFI sta compiendo un illecito amministrativo (perché non è un reato, è un illecito) e che può essere sanzionato.

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